Alessandra Lonardo Mastella, presidente del Consiglio Regionale della Campania
   
   
   
   
   
   
   
   

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Notizia del 05 Febbraio 2010

INTERVISTA SANDRA LONARDO (DIVA E DONNA)


Pubblichiamo l’intervista a Sandra Lonardo a cura di Flora Lepora (Diva e Donna)

Mi hanno mandato in esilio e mi hanno tolto dieci anni di vita dice Sandra Lonardo Mastella ma la voglia di combattere non le è passata, nonostante il suo coinvolgimento nella inchiesta ARPAC, l’agenzia per l’ambiente in Campania, in seguito alla quale i giudici hanno deciso per lei l’allontanamento dalla sua casa a Ceppaloni dalla Campania e dal suo lavoro di presidente del consiglio regionale, imponendole l’obbligo di dimora fuori dalla regione. Da allora lei è al “confino” nella sua casa romana, un appartamento all’ottavo piano di un palazzone sul Tevere. E meno male che avevo questa casa, se no dove andavo.? Dice

Quale è il suo stato d’animo ?
Sono rassegnata ad un provvedimento ingiusto, ma sono combattiva. Sono ancora Presidente del Consiglio Regionale e continuo a lavorare perché sono una persona responsabile. Avrei potuto bloccare il consiglio, ma non l’ho fatto.

Non ha pensato di dimettersi ?
No. Perché ? Io ho lavorato per accrescere il prestigio dell’Ente a me affidato. Non mi devo assolutamente rimproverare di nulla, sono estranea ai fatti che mi vengo addebitati, anzi, non ho capito ancora quali siano i capi di imputazione perché nell’ordinanza non si parla di reati, ci sono tanti racconti ma non si capisce quale sia il reato. E uno di quelli che racconta è un signore che già ha avuto condanne per diffamazione.

Non ha fatto pressioni per imporre nomine a lei gradite ?
Si parla di pressioni. Ma io non le ho fatte. Se la pressione equivale alla raccomandazione, nell’ordinanza si legge che Bassolino ed altri ne avrebbero fatte più di me: ma perché solo io sono in esilio.

Perché ?
Non lo so. Cosi ho deciso di non rileggere più quel provvedimento, perché mi innervosisco troppo e sto male. Ho deciso di accantonarlo e di andare avanti, aspettando di comparire davanti ad un magistrato che non sia quello che mi accusa, e che mi ascolti. Io credo nella giustizia e l’avrò.

Come apprese la notizia che doveva lasciare la sua casa ?
Erano le otto di mattina quando piombarono a casa tante macchine, non ricordo neanche quante, con una folla di poliziotti in borghese. Mi sono spaventata molto, ancor più perché avevo ricevuto una telefonata che mi diceva che erano arrivati, in contemporanea, anche a casa di mio figlio. Ho creduto che avessero riaperto altre indagini, mai pensavo ad un provvedimento restrittivo per me. Che cosa avevo fatto ? quando mi hanno detto che dovevo lasciare la mia casa ho avuto un mancamento. Ero smarrita. Ho cominciato a gridare, stavo malissimo, non capivo più nulla, mi sentivo perseguitata.

Suo marito non c’era ?
Clemente era a Strasburgo. Ma io so affrontare le situazioni anche da sola. Ero solo preoccupata che non si spaventassero i miei figli. Li ho visti compenetrarsi nel mio dolore e ho pensato: Non è giusto. Non posso permetterlo. E’ la cosa che mi ha ferito di più.

Quando è arrivata a Roma ?
Il giorno seguente sono abbastanza confusa, su ciò che avveniva intorno a me, ero sotto shock. Mi fa ancora molto dolore parlare di quei momenti, mi scuserà. Se mi fermo a pensare, è la morte. Ho “resettato” tutto e vado avanti, perché voglio vivere.

Come si spiega un provvedimento cosi inusuale ?
Non si spiega in un Paese democratico. Dove sono i gravissimi indizi che giustifichino il mio allontanamento.? Io sono il Presidente di una assemblea legislativa, non un Presidente di giunta che fa gestione. Prima che arrivassi io a quel posto, il Presidente assegnava le gare ? Si rende conto ? Ho rovesciato i tavoli, perché le cose cambiassero, e tutti lo sanno.

Quanto pensa che sarà costretta in questa situazione ?
Mi dicono che questi provvedimenti possono durare anche un anno. Se questo esilio è legato al mio ruolo di Presidente del Consiglio allora si presume che decadrà quando lascerò la carica. A me, però, la pena l’hanno inflitta prima della condanna.

Sappiamo che stavano per ricoverarla. Ora come sta ?
Sono stata proprio male. Ancora adesso ho dei crampi allo stomaco che mi fanno soffrire. Ma ho deciso: raccolgo le forze mi sono fatta coraggio. Ho pensato che lo devo alla mia famiglia, ai tanti amici che non mi hanno abbandonato e che sanno che sono una donna perbene. Faccio di necessità virtù. Certo, non sto nella mia casa sono tre mesi e dieci giorni lontana da un lavoro che adoro, dalla mia terra, sradicata dalla mia vita. Dovrei tornare a casa per cercare le carte che mi servono a difendermi e non ci posso andare.

Quale è stato l’impatto di tutto questo sulla sua famiglia ?
La mia famiglia è con me piu’ che mai. Io e Clemente siamo ancora più forti e uniti, una gioia c’è ed è la nascita di una nipotina Alessandra.

Suo marito è sembrato affranto…
Non è affranto è mortificato..Dopo 34 anni in politica al servizio del Paese si è sentito deluso. Lui da ministro della giustizia ha creduto davvero che si potesse dialogare. Guarda caso, dopo che è diventato ministro sono cominciati i problemi.

Si dice che i suoi guai sono legati alla caduta del Governo Prodi
Ancora con questa storia ? Il governo non l’ha fatto cadere Mastella. La matematica non è una opinione: se si vedono i numeri, anche con i due voti dei senatori di Mastella, il Governo sarebbe caduto lo stesso. La sinistra estrema ha la responsabilità ancora una volta, come in passato quando fu Bertinotti a far cadere il primo governo Prodi. Mio marito era solo ferito dalla mancanza di solidarietà nei nostri confronti.

Lei ha scritto a Napolitano, che cosa gli ha scritto ?
Ho scritto al Presidente una lettera privata. Gli ho umilmente segnalato che a un presidente di un Consiglio Regionale viene impedito di esercitare il mandato. Non ho chiesto nulla per me, ho posto un problema generale.

Alla luce di quanto le è capitato, che cosa pensa delle lettere minatorie e di quell’incidente cui fu coinvolta tempo fa ?
Sono stata io che ho firmato il protocollo di legalità in Consiglio regionale che ha permesso l’allontanamento delle ditte colluse con la camorra. Che dire ? Che quell’incidente fosse stato un attentato l’ho pensato. Non mi risulta pero’ che nessun giudice ha aperto una indagine.

La sua fede è salda ?
Se non avessi avuto la fede sarei impazzita. Bastava che mi fossi dimessa e forse oggi sarei libera. Ma non mi dimetto, rispetto la magistratura ma non credo che debba essere un magistrato a decidere chi deve governare e chi no. E’ il popolo che decide. E’ per questo io rilancio e mi candido a Consigliere regionale, nella speranza che la mia terra, che mi conosce, mi dia un aiuto, mi dia una mano. Io busso al cuore dei miei concittadini, loro sanno l’amore che ho avuto per la mia città e per la provincia di Benevento.

Come farà a fare la campagna elettorale se non puo’ andare in Campania ?
Chiederò al magistrato che mi metta in condizione di pari opportunità con gli altri candidati. Spero che mi liberino e che mi lascino tornare a casa. Io sto già pagando una pena per qualcosa che non reggerà al giudizio.

E quando un giorno dovesse finire tutto a suo favore, lei sarà piu’ arrabbiata o sollevata ?
“ io ? sarò arrabbiata nera come lo sono adesso. Hanno voluto darmi uno schiaffo ? L’ho preso e vado avanti. Mia nonna mi diceva: “ non fare del bene se non sei pronta a ricevere del male” Vorrei pero’ dire che non ho rancore. Mi chiedo soltanto: Come mai sono giunti a tanto ? Perché ?






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