(CERIMONIA NELL'AULA DEL CONSIGLIO DELLA REGIONE CAMPANIA LUNEDI
21 NOVEMBRE 2005)
Buongiorno a tutti voi qui intervenuti per partecipare alla cerimonia
in onore di Giorgio Napolitano voluta da questo Consiglio, in occasione
della sua nomina a Senatore a vita.
Un saluto a tutte le autorità presenti civili, militari.
La nomina a Senatore a vita di Giorgio Napolitano è il miglior
riconoscimento di un impegno politico e sociale.
Egli, partendo da un fortissimo legame, mai venuto meno, con le
proprie radici che affondano in questa terra ed in questa città,
ha saputo allargare la propria azione al servizio dell’intera
comunità nazionale ed europea e delle massime istituzioni
rappresentative, in una prospettiva dinamica e sempre attenta alla
dimensione internazionale.
Ristretta è stata la cerchia dei figli della Campania nominati
Senatore a vita; ricordiamo, Enrico De Nicola, Pasquale Jannaccone,
Giovanni Leone, Eduardo De Filippo, Francesco De Martino.
Rivolgo nel contempo un deferente saluto al Presidente della Repubblica,
Carlo Azeglio Ciampi.
La sua attenta sensibilità istituzionale ha saputo cogliere
con questa nomina, una occasione irripetibile per sintetizzare in
modo esemplare, sia detto senza alcuna retorica, il compendio delle
attitudini che occorre siano praticate dai protagonisti della vita
politica, in particolare in un momento di così profonda evoluzione
e trasformazione come quello che stiamo vivendo.
Assistiamo oggi infatti ad una accentuata frammentazione delle
forme di rappresentanza degli interessi, al superamento delle ideologie
e quindi anche di idee e di valori forti in grado di esercitare
un’azione di ricomposizione e di sintesi sociale e politica,
con la radicale modifica della struttura e del ruolo dei partiti.
Da ciò nasce una fortissima spinta verso la moltiplicazione
dei livelli della rappresentanza, anche in applicazione del principio
di sussidiarietà.
All’accentuato pluralismo sociale fa riscontro il moltiplicarsi
dei soggetti istituzionali.
I centri di governo costituiscono una rete interconnessa e sempre
più articolata, sia a livello infra-statuale sia a livello
sovra-statuale, dove l’Unione europea condiziona in maniera
sempre più penetrante l’esercizio della sovranità
statale.
Per non smarrirsi in quello che in certi momenti può apparire
come un vero e proprio labirinto istituzionale, la politica deve
seguire una strategia che sia chiaramente riconoscibile e al tempo
stesso flessibile, per adeguarsi tempestivamente al cambiamento
senza perdere il senso e la direzione di marcia.
Un riformismo, dunque, praticato in maniera pragmatica e coerente
con quella capacità di sintesi e mediazione che non riflette
una cedevolezza dei propri ideali, ma ne rappresenta l’esaltazione
proprio perché persegue l’unica e stretta via che consente
di realizzarli.
E credo questo sia proprio il senso di tutto l’impegno politico
di Giorgio Napolitano; a partire dalla sua formazione culturale
negli ambienti del riformismo napoletano e dall’attiva partecipazione
al dibattito sulla questione meridionale.
Qui, il radicamento territoriale e la spinta per l’integrazione
sociale delle masse meridionali, si coniuga con l’attenzione
e la capacità di dialogo con tutte le posizioni in campo.
Virtù queste, ulteriormente affinate nella attività
interna al proprio partito politico, dove con lungimiranza che è
da tutti riconosciuta, Napolitano ha saputo delineare e seguire
con coerenza una prospettiva riformista e di graduale ma profonda
evoluzione, difendendola con chiarezza ed insieme con il senso profondo
della necessità di mantenere l’unità del partito
contro ogni rischio di divisione e di contrapposizione.
E questo anche quando le sue posizioni erano in minoranza, nella
consapevolezza della necessità di non disperdere il patrimonio
politico accumulato, ma di continuare invece a dare il proprio fattivo
contributo per portare intera la forza di questo patrimonio ed affrontare
le sfide del futuro.
Il tutto nella continuità di un impegno parlamentare iniziato
già nel 1953, e da allora proseguito con il costante sostegno,
mai venuto meno, del proprio elettorato, passando per incarichi
di grandi responsabilità come quello di Presidente del Gruppo
Parlamentare comunista, sino ad approdare alla Presidenza della
Camera dei Deputati.
E certo in quella breve ma per molti versi drammatica legislatura
Giorgio Napolitano, con il suo equilibrio e prima ancora con la
sua limpida dignità personale ed istituzionale, ha saputo
difendere al meglio l’immagine di un parlamento e di un’intera
classe politica sull’orlo di una crisi irreversibile.
E qui mi piace ricordare come quell’impegno nelle istituzioni
parlamentari si sia successivamente espresso in altri prestigiosi
incarichi, anche a livello europeo, con la Presidenza della Commissione
per gli Affari Giuridici del Parlamento europeo; e come da ultimo
sia arrivato a congiungere la dimensione politica con quella culturale,
con la nomina a Presidente della Fondazione della Camera dei deputati,
recentemente istituita.
Credo infatti che in questo si colga appieno tutto il senso di
quella che da più parti è stata definita come “l’eleganza
istituzionale” di Giorgio Napolitano, la sua sensibilità
peculiare, il suo anteporre l’interesse generale e lo spirito
di servizio rispetto all’interesse di parte.
Non posso poi sottacere l’esperienza di Napolitano come Ministro
dell’Interno, anche per l’incidenza diretta che i problemi
che egli si è trovato ad affrontare avevano ed hanno per
le popolazioni del Mezzogiorno d’Italia.
Voglio qui ricordare solo il drammatico problema della immigrazione
clandestina, gestito con quell’equilibrio tra fermezza e senso
di umanità che è facile da enunciare e così
difficile da praticare nella realtà di tutti i giorni, di
fronte alle continue emergenze.
Da ultimo, credo che la complessità e l’attualità
del modo in cui Giorgio Napolitano svolge la sua attività
politica e culturale non possano essere ben comprese prescindendo
dalla dimensione internazionale ed europeista che egli da sempre
frequenta così attentamente, anche qui riallacciandosi in
qualche modo ad una eredità cosmopolita ed aperta alle relazioni
internazionali che appartiene alla città di Napoli ed alla
sua tradizione culturale.
E’ questa una dimensione che oggi può apparire in qualche
modo scontata, se non altro per il gran parlare che si fa a proposito
della c.d. globalizzazione; ma che certo scontata non era quando
Napolitano ha iniziato la sua attività politica; e’stato
decisivo il contributo personale che egli ha dato per avvicinare
all’Europa la sua parte politica, attraverso un itinerario
lungo e faticoso, che egli stesso ha brillantemente ripercorso in
un suo recente libro.
Per questo nessuno come lui può essere così autorevole
nel ricordarci che oggi non è possibile progettare il futuro
delle nostre comunità, a qualunque livello territoriale,
se non all’interno della dimensione politica dell’Europa
unita.
E mi piace sottolineare come questa testimonianza sia resa oggi
qui nella sede del Consiglio regionale che, dopo la riforma costituzionale
del 2001, è a pieno titolo la sede della rappresentanza politica
del territorio: la presenza tra noi di Giorgio Napolitano è
anche un ponte ideale tra la comunità regionale e il Parlamento
Nazionale, dove egli ha svolto e continua a svolgere con tanta personalità
ed efficacia larga parte della sua attività al servizio della
collettività, prima alla Camera dei deputati e adesso al
Senato.
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