Alessandra Lonardo Mastella, presidente del Consiglio Regionale della Campania
   
   
   
   
   
   
   
   

Area Riservata
 
User:
 
   
  Password:  
   
   

INTERVENTO DEL PRESIDENTE ALESSANDRA LONARDO IN OCCASIONE DEI FESTEGGIAMENTI IN ONORE DEL
SENATORE A VITA GIORGIO NAPOLITANO

 

(CERIMONIA NELL'AULA DEL CONSIGLIO DELLA REGIONE CAMPANIA LUNEDI 21 NOVEMBRE 2005)

Buongiorno a tutti voi qui intervenuti per partecipare alla cerimonia in onore di Giorgio Napolitano voluta da questo Consiglio, in occasione della sua nomina a Senatore a vita.
Un saluto a tutte le autorità presenti civili, militari.

La nomina a Senatore a vita di Giorgio Napolitano è il miglior riconoscimento di un impegno politico e sociale.

Egli, partendo da un fortissimo legame, mai venuto meno, con le proprie radici che affondano in questa terra ed in questa città, ha saputo allargare la propria azione al servizio dell’intera comunità nazionale ed europea e delle massime istituzioni rappresentative, in una prospettiva dinamica e sempre attenta alla dimensione internazionale.

Ristretta è stata la cerchia dei figli della Campania nominati Senatore a vita; ricordiamo, Enrico De Nicola, Pasquale Jannaccone, Giovanni Leone, Eduardo De Filippo, Francesco De Martino.

Rivolgo nel contempo un deferente saluto al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
La sua attenta sensibilità istituzionale ha saputo cogliere con questa nomina, una occasione irripetibile per sintetizzare in modo esemplare, sia detto senza alcuna retorica, il compendio delle attitudini che occorre siano praticate dai protagonisti della vita politica, in particolare in un momento di così profonda evoluzione e trasformazione come quello che stiamo vivendo.

Assistiamo oggi infatti ad una accentuata frammentazione delle forme di rappresentanza degli interessi, al superamento delle ideologie e quindi anche di idee e di valori forti in grado di esercitare un’azione di ricomposizione e di sintesi sociale e politica, con la radicale modifica della struttura e del ruolo dei partiti.
Da ciò nasce una fortissima spinta verso la moltiplicazione dei livelli della rappresentanza, anche in applicazione del principio di sussidiarietà.
All’accentuato pluralismo sociale fa riscontro il moltiplicarsi dei soggetti istituzionali.
I centri di governo costituiscono una rete interconnessa e sempre più articolata, sia a livello infra-statuale sia a livello sovra-statuale, dove l’Unione europea condiziona in maniera sempre più penetrante l’esercizio della sovranità statale.

Per non smarrirsi in quello che in certi momenti può apparire come un vero e proprio labirinto istituzionale, la politica deve seguire una strategia che sia chiaramente riconoscibile e al tempo stesso flessibile, per adeguarsi tempestivamente al cambiamento senza perdere il senso e la direzione di marcia.
Un riformismo, dunque, praticato in maniera pragmatica e coerente con quella capacità di sintesi e mediazione che non riflette una cedevolezza dei propri ideali, ma ne rappresenta l’esaltazione proprio perché persegue l’unica e stretta via che consente di realizzarli.
E credo questo sia proprio il senso di tutto l’impegno politico di Giorgio Napolitano; a partire dalla sua formazione culturale negli ambienti del riformismo napoletano e dall’attiva partecipazione al dibattito sulla questione meridionale.
Qui, il radicamento territoriale e la spinta per l’integrazione sociale delle masse meridionali, si coniuga con l’attenzione e la capacità di dialogo con tutte le posizioni in campo.

Virtù queste, ulteriormente affinate nella attività interna al proprio partito politico, dove con lungimiranza che è da tutti riconosciuta, Napolitano ha saputo delineare e seguire con coerenza una prospettiva riformista e di graduale ma profonda evoluzione, difendendola con chiarezza ed insieme con il senso profondo della necessità di mantenere l’unità del partito contro ogni rischio di divisione e di contrapposizione.

E questo anche quando le sue posizioni erano in minoranza, nella consapevolezza della necessità di non disperdere il patrimonio politico accumulato, ma di continuare invece a dare il proprio fattivo contributo per portare intera la forza di questo patrimonio ed affrontare le sfide del futuro.

Il tutto nella continuità di un impegno parlamentare iniziato già nel 1953, e da allora proseguito con il costante sostegno, mai venuto meno, del proprio elettorato, passando per incarichi di grandi responsabilità come quello di Presidente del Gruppo Parlamentare comunista, sino ad approdare alla Presidenza della Camera dei Deputati.
E certo in quella breve ma per molti versi drammatica legislatura Giorgio Napolitano, con il suo equilibrio e prima ancora con la sua limpida dignità personale ed istituzionale, ha saputo difendere al meglio l’immagine di un parlamento e di un’intera classe politica sull’orlo di una crisi irreversibile.

E qui mi piace ricordare come quell’impegno nelle istituzioni parlamentari si sia successivamente espresso in altri prestigiosi incarichi, anche a livello europeo, con la Presidenza della Commissione per gli Affari Giuridici del Parlamento europeo; e come da ultimo sia arrivato a congiungere la dimensione politica con quella culturale, con la nomina a Presidente della Fondazione della Camera dei deputati, recentemente istituita.

Credo infatti che in questo si colga appieno tutto il senso di quella che da più parti è stata definita come “l’eleganza istituzionale” di Giorgio Napolitano, la sua sensibilità peculiare, il suo anteporre l’interesse generale e lo spirito di servizio rispetto all’interesse di parte.
Non posso poi sottacere l’esperienza di Napolitano come Ministro dell’Interno, anche per l’incidenza diretta che i problemi che egli si è trovato ad affrontare avevano ed hanno per le popolazioni del Mezzogiorno d’Italia.

Voglio qui ricordare solo il drammatico problema della immigrazione clandestina, gestito con quell’equilibrio tra fermezza e senso di umanità che è facile da enunciare e così difficile da praticare nella realtà di tutti i giorni, di fronte alle continue emergenze.

Da ultimo, credo che la complessità e l’attualità del modo in cui Giorgio Napolitano svolge la sua attività politica e culturale non possano essere ben comprese prescindendo dalla dimensione internazionale ed europeista che egli da sempre frequenta così attentamente, anche qui riallacciandosi in qualche modo ad una eredità cosmopolita ed aperta alle relazioni internazionali che appartiene alla città di Napoli ed alla sua tradizione culturale.
E’ questa una dimensione che oggi può apparire in qualche modo scontata, se non altro per il gran parlare che si fa a proposito della c.d. globalizzazione; ma che certo scontata non era quando Napolitano ha iniziato la sua attività politica; e’stato decisivo il contributo personale che egli ha dato per avvicinare all’Europa la sua parte politica, attraverso un itinerario lungo e faticoso, che egli stesso ha brillantemente ripercorso in un suo recente libro.
Per questo nessuno come lui può essere così autorevole nel ricordarci che oggi non è possibile progettare il futuro delle nostre comunità, a qualunque livello territoriale, se non all’interno della dimensione politica dell’Europa unita.

E mi piace sottolineare come questa testimonianza sia resa oggi qui nella sede del Consiglio regionale che, dopo la riforma costituzionale del 2001, è a pieno titolo la sede della rappresentanza politica del territorio: la presenza tra noi di Giorgio Napolitano è anche un ponte ideale tra la comunità regionale e il Parlamento Nazionale, dove egli ha svolto e continua a svolgere con tanta personalità ed efficacia larga parte della sua attività al servizio della collettività, prima alla Camera dei deputati e adesso al Senato.






Le audizioni in Consiglio Regionale

Gli eventi istituzionali 2005-09


Link Esterni
 
UDEUR nazionale
Clemente Mastella
Parlamento
Senato
Camera dei deputati
Consiglio regionale della Campania


Powered by F. Mazzini - 2005/2010