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| CAMPAGNA D'ASCOLTO
Provincia di Avellino
Elenco dei dibattiti e comunicati effettuati in provincia:
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AVELLINO |
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| 29/06/2006 |
CAMPAGNA D`ASCOLTO SULLA FAMIGLIA. GLI INTERVENTI INTEGRALI |
FORUM D`ASCOLTO SUL TEMA: `UNA POLITICA PER LA FAMIGLIA`
`Come tradurre in azioni regolative i bisogni dei cittadini`
LA CAMPAGNA D`ASCOLTO RIENTRA NELL`AGENDA SOCIALE 2006
DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA CAMPANIA
ALESSANDRA LONARDO
Pubblichiamo il testo integrale degli interventi registrati durante il Forum d`ascolto sul tema: Una politica per la famiglia`, svoltosi ad Avellino il 13 marzo 2006, presso l`Istituto tecnico agrario `De Sanctis`.
INIZIO ORE: 17,46
- MODERATORE Prof. Felice Casucci: Buonasera a tutti, diamo inizio al Forum di ascolto, che rientra nel ciclo degli appuntamenti che la Presidente del Consiglio Regionale, Alessandra Lonardo, ha predisposto per l’Agenda Sociale 2006.
Sono Felice Casucci, Professore Universitario, ordinario di Diritto Privato comparato, presso l’Università degli Studi del Sannio e Direttore del Dipartimento degli Studi Giuridici. Ho l’onore di essere anche, oltre che amico della Presidente del Consiglio Regionale, Consigliere Giuridico della stessa. Sono qui in qualità di moderatore, il primo di questi incontri, si è tenuto a Napoli, a seguire Salerno, entrambi caratterizzati da una folta partecipazione ed un notevole interesse da parte della cittadinanza. Come ben sapete, sono incontri istituzionali, finalizzati alla programmazione del Consiglio Regionale. Ciò che diremo, di cui voi sarete i protagonisti principali, sarà oggetto di una specifica registrazione e, successivamente sottoposto ai 60 membri facenti parte del Consiglio Regionale della Campania, in particolar modo ai Presidenti delle Commissioni e ai Presidenti dei gruppi, che hanno un maggiore interesse al profilo legislativo e al potere di impulso, necessariamente correlato all’esercizio dell’attività legislativa.
Prima di cominciare, vorrei ricordare ai presenti che l’iniziativa è stata curata con grande partecipazione, non solo dalla Segreteria della Presidenza del Consiglio Regionale, che vede, tra l’altro, un’irpina nella funzione di responsabilità, ma in particolar modo da un gruppo di ragazze, piene di entusiasmo ed altruismo. Questa iniziativa, nasce dall’idea di confrontarsi con gli organismi associativi e con le organizzazioni professionali, interessate al tema quanto mai nobile, quale quello della “Famiglia”. All’interno dello Statuto del Consiglio Regionale della Campania, è evidente l’esigenza di rapportarsi alla cittadinanza. Ho gradito l’invito, anche perché ho origini irpine, tra l’altro, quindi un immenso piacere poter ritornare in questa terra. Ovviamente, le cose che ci diremo – come ho già detto un attimo fa – sono strettamente correlate alla funzione legislativa del Consiglio, quindi saranno proiettate in un futuro, e troveranno risposte con atti amministrativi o, cosa che noi auspichiamo, con atti legislativi.
Darei la parola alla Presidente del Consiglio Regionale, Alessandra Lonardo, e comincerei subito chiamando le Associazioni presenti.
Grazie.
- ALESSANDRA LONARDO, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE: Grazie Professore Casucci. Prima ancora di salutare tutti voi e ringraziarvi per essere così numerosi oggi ad Avellino, volevo presentarvi e salutare il Segretario Generale del nostro Consiglio, il Dott. Roberto De Liso, il responsabile del Settore Presidenza, il Dott. Angrisani, salutiamo anche le nostre tecniche della stenotipia. Grazie per essere qui con noi. Siamo qui alla terza tappa, dopo aver “ascoltato” Napoli e Salerno. Devo dire che questa iniziativa sta avendo uno strepitoso successo vista la folta partecipazione e le numerose indicazioni sottoposte al mondo della politica.
Come Istituzione ci stiamo caratterizzando proprio perché siamo noi ad andare verso la gente, non è la gente che viene verso di noi, e lo abbiamo dimostrato innanzitutto attraverso le modifiche regolamentari, ma anche con il “Question Time”. Siamo la prima Regione ovvero i promotori del Question Time: si tratta di un mezzo significativo per raccogliere le istanze dei cittadini, attraverso domande e risposte specifiche in tempi brevi, fatte ai Consiglieri, al Presidente della Giunta e ai suoi Assessori.
Vengo subito a precisare che oggi sono in veste istituzionale, in rappresentanza di tutti i partiti; questa Agenda Sociale che tra un po’ illustro, è stata ben dettagliata e rappresentata durante una Conferenza Stampa che io personalmente ho tenuto in sede consiliare, dove è stato presentato il lavoro svolto brillantemente dalle Commissioni, quindi da tutti i Consiglieri Regionali. Attraverso questi incontri, vogliamo, innanzitutto, sollecitare quello che è l’esercizio del diritto di petizione da parte dei cittadini, e, perché no, sollecitare l’esercizio del diritto di istanza da parte degli Enti Locali e delle Associazioni. Nell’ambito della Agenda Sociale vi è anche, da parte del Presidente, la volontà ben esplicitata, come dicevo prima, negli incontri di dicembre, di istituire la figura del Garante Regionale per l’Infanzia e del nuovo ordinamento del Consiglio Regionale. La proposta di legge, peraltro già presentata, unitamente ad Alleanza Nazionale, è condivisa da tutti i partiti, queste sono proposte che, mi auguro, possano arrivare in Aula all’unanimità. Inoltre ci saranno proposte di legge sulla Cooperazione Internazionale, sull’istituzione di un Osservatorio Regionale per l’associazionismo sociale, una legge per l’istituzione di un Registro per le Associazioni, ed infine una legge per la creazione di un Istituto Regionale di Studi e Ricerche per la Programmazione.
E’ in animo di programmare la “Giornata delle Regioni”, affinché si riescano ad ottimizzare i tempi, le funzioni, e gli obiettivi dei diversi organismi; inoltre, la “Conferenza dei Consigli Regionali”, la “Conferenza dei Presidenti delle Regioni”, la “Conferenza dei Consigli Regionali d’Europa”. Tutto questo con cadenza semestrale, per dare modo a tutti i Consigli Regionali e agli altri organismi confederativi che si occupano di questioni regionali a livello nazionale ed europeo, di contribuire, in maniera armonica e concertata, alle iniziative di legge su scala nazionale e comunitaria. Le giornate dovranno essere aperte, chiaramente, al contributo dei cittadini, l’iniziativa intende evitare il rischio di sovrapposizione. Inoltre , saranno istituite una serie di borse di studio, in Diritto Regionale, per dare la possibilità ai giovani di partecipare il più possibile alle attività della Regione: un Master di alta formazione politica, un premio regionale alla cittadinanza attiva e al cittadino modello. Tutto questo per rendere partecipi il più possibile i cittadini alle attività del Consiglio Regionale. Peraltro, questo incontro di oggi è soltanto un incontro di “Ascolto” e lo sottolineo anche perché ci troviamo in un momento particolare della nostra vita sociale, quindi non vorrei assolutamente che ci fossero dei fraintendimenti. Il Presidente del Consiglio non dimentica di rappresentare, in nessun momento, tutti i Partiti, e non è sua intenzione prestarsi assolutamente a qualcosa di diverso. Anticipo ai presenti che per fine giugno si terrà in Consiglio Regionale la prima Conferenza Programmatica; di questo ne è stato già informato il Presidente Bassolino. Vi ho già annunciato che i vostri interventi saranno resi noti attraverso una pubblicazione, successivamente distribuita ai componenti del Consiglio Regionale. Mi auguro, Prof. Casucci che per fine maggio, riusciremo ad organizzare un incontro con tutte le Associazioni intervenute, unitamente ai Consiglieri, affinché si possa fare un’analisi di quelli che sono stati, poi, i risultati di tutti gli incontri fatti nelle cinque Province della Regione Campania.
Questa è la motivazione che ci spinge fin qui: cercare di alleggerire il cittadino più debole e bisognoso. Posso dirvi che dai due incontri fatti viene fuori uno spaccato di una famiglia che è in sofferenza, di una famiglia che non riesce a sopravvivere senza sacrifici. Noi speriamo, come “politici”, come rappresentanti delle Istituzioni, di dare un buon contributo e penso che di fronte a queste esigenze sia quanto mai necessario. La Regione Campania si è anche differenziata perché nelle modifiche regolamentari dà la possibilità, giustamente, all’opposizione di presentare proposte di legge.
Mi auguro che questo Consiglio Regionale trovi, proprio intorno alla famiglia, quella unione e quella possibilità di condividere i problemi per dare le risposte, le più essenziali possibili. E’ quanto mai importante che ci siano questi incontri, li stiamo facendo e presenteremo il resoconto di tutto.
Avellino è la prima città dell’entroterra che visitiamo, abbiamo visitato le prime due città costiere, poi cercheremo di rilevare le ipotetiche differenze tra i problemi che caratterizzano le città costiere da quelle dell’area interna.
Volevo anche ricordare che con noi stasera ci sono i tecnici dell’Eurispes, che ringrazio, i quali vi distribuiscono un questionario a cui vi prego di rispondere. I dati che ci consegnate sono importanti perchè insieme a quello che noi ci diciamo costituiscono la sparte scientifica e ci aiutano a capire, fino in fondo, quelle che sono le problematiche del territorio ma soprattutto quali sono le attese dei cittadini.
Vi ringrazio, sono davvero contenta di essere qui con voi questa sera, vi vedo così numerosi, vedo la Croce Rossa, sempre presente. Un saluto particolare perchè mi sento molto legata, ne sono certa non potrò mai dimenticarla, la porto nel cuore da trenta anni e lo farò per sempre. Attualmente non ne faccio parte, purtroppo, visti gli impegni istituzionali che mi portano via la maggior parte del mio tempo, ma sono convinta che ci ritornerò al più presto. Saluto tutte le Associazioni presenti, convinta che ognuna di voi per quello che fa è un supporto alle Istituzioni e di questo noi ve ne siamo grati.
Cedo la parola al Professore Casucci.
- MODERATORE: Inviterei il Direttore Dott. Emanuele Esposito, Direttore del Centro di Prima accoglienza, con annessa comunità pubblica per minori, che ci sottopone una propria riflessione, un breve contributo. L’oggetto della riflessione – prego tutti gli interventi di essere molto sintetici ed efficaci per fare comprendere al meglio l’idea che si sottopone alla Istituzioni – è che cosa possono fare le diverse Istituzioni per combattere il fenomeno della criminalità minorile. Non l’ho ancora detto, ma uno dei grandi problemi che affligge oggi le famiglie, è proprio quello della violenza. Allora quali sono i servizi, le possibilità per gli adolescenti a rischio sociale e quali sono i possibili programmi di inclusione sociale? Ringraziamo il Dott. Esposito per il suo contributo.
- ESPOSITO, DIRETTORE CENTRO DI PRIMA ACCOGLIENZA CON ANNESSA COMUNITA’ PUBBLICA PER MINORI DI NAPOLI: Volevo prima di tutto ringraziare il Presidente per questo cortese invito, che devo essere sincero inizialmente mi ha reso esitante. Ho avuto una duplice difficoltà, che lei, Presidente, giustamente ed accuratamente ci ha rimosso. Quando arrivano questi inviti in campagna elettorale sorge sempre qualche dubbio, però, come le ho appena detto, lei ce lo ha rimosso. La ringrazio per questo, perché quando interveniamo con le Istituzioni dobbiamo stare sempre molto attenti. Avevo un limite personale, non riuscivo a cogliere bene il fine dell’incontro, rispetto all’iniziativa di oggi ma, dopo una serie di conversazioni telefoniche con la Dott.ssa Marzia Bilotta ho eliminato ogni mio dubbio.
Il centro di prima accoglienza è una struttura penale che ospita – uso il termine “ospita” non “detiene” perché il termine è completamente diverso – i minori in stato di arresto, fermo o accompagnamento, cioè i minori dell’area penale che commettono reati. In questi giorni, aprendo, ancora una volta, il Mattino di ieri c’era una pagina e mezza dedicata all’imperversare delle bande giovanili a Napoli. Presidente, amici che state dall’altra parte questo fenomeno a me preoccupa non solo come operatore ma anche come cittadino. Da tempo si sta profilando un pericolo molto grosso in questo paese: le scorribande, le bande giovanili, senz’altro incontrollabili, che ci danno fastidio, basta vedere che cosa avviene nelle discoteche, nei centri di aggregazione il sabato sera, sta portando ad un discorso molto pericoloso, cioè quello dell’abbassamento dell’età imputabile. Più avvengono questi fenomeni, più si diffonde l’allarme sociale. Purtroppo l’allarme sociale invece di essere sopperito da risposte di prevenzione anche primaria, se vogliamo, o anche secondaria, viene placato da interventi veramente molto pericolosi con cui si pensa di risolvere il problema: abbassare la minore età. C’è qualcuno, addirittura, che sul modello inglese sta pensando di proporre, speriamo che queste idee non passino, l’età imputabile a 10 anni. Ditemi voi che cosa capisce un ragazzino, per quanto peste possa essere, senza giustificare i comportamenti dei ragazzi, senz’altro sono terribili, ma pensate che cosa può capire un ragazzo a 10 anni che entra in una struttura detentiva o entra in un circuito penale. Fatta questa premessa, Presidente, questo centro di prima accoglienza ospita, appunto, i ragazzi appena arrestati. Dopo quattro giorni ci sono quelli più sfortunati che vanno in carcere a Nisida o Airola. Inoltre ci sono quelli che, forse, se la fortuna li assiste tornano a casa. I ragazzi che tornano a casa hanno alle spalle una famiglia che ancora funziona, che fa da supporto, unitamente ai servizi che, grazie ad un progetto di intervento più definito, seguono fisicamente i ragazzi nel centro di prima accoglienza. C’è da dire poi che ci sono ragazzi –noi più di quattro, cinque posti non ne abbiamo – che vengono disseminati su tutto il territorio regionale, questo, purtroppo, non compromette la territorializzazione dell’intervento. Immaginate un ragazzo di Napoli rispetto al quale devono scattare una serie di interventi: è veramente un grosso problema se i servizi non sono implementati sullo stesso territorio ma si trovano in una comunità localizzata o nel salernitano o altrove. Ovviamente Napoli -questo lo diceva anche prima il Professore – è il serbatoio più grosso, ma perché è una città lacerata, con molte contraddizioni, che produce devianza minorile e criminalità minorile. Avellino e Benevento, almeno dando uno sguardo allo scenario, dà poca utenza, per fortuna. Però state attenti, perché questo lo dicevo in qualche altro intervento alla Provincia di Avellino: ci sono dei grossi segnali che fanno pensare allo scoppio di episodi di criminalità minorile ovunque. Non sottovalutate i segnali che vi arrivano in modo particolare dalla scuola e in modo particolare dalle famiglie, visto che qui si parla di famiglie, come prima cellula, che non è solo un concetto sociologico o psicologico, di intervento rispetto ai ragazzi.
Presidente, siccome non ricordo appieno tutto quello che le volevo dire, volevo sottoporre comunque una riflessione, forse perché gli impegni di lavoro sono tanti, i ragazzi ci stressano, ovviamente, mi sono fatto questo appunto, concordandolo con la Dott.ssa Bilotta.
Che cosa possono fare le diverse Istituzioni? Presidente, le diverse Istituzioni credo che possano fare tanto, tanto l’hanno fatto, tanto però devono ancora fare. Questo mi riporta alla Commissione Nazionale Consultiva, che regola i rapporti tra il Ministero della Giustizia che ho l’onore e il piacere di rappresentare e le Istituzioni Locali, proprio in favore di politica per i minori. Sono stati prodotti una serie di interventi molto forti, però alcuni non sono stati calati in maniera specifica, rispetto a problemi, comunque, territoriali locali. C’è una Commissione, la Commissione Articolo 13, che parla del rapporto Stato – Regioni, dove queste Istituzioni si incontrano periodicamente, proprio per fare il punto della situazione circa la lotta alla criminalità minorile.
Quali sono le reali possibilità di recupero dei minori che commettono reati? Se proprio la devo dire tutta, onestamente, credo che di prevenzione, quanto meno prevenzione primaria, ne vedo poca in giro. Credo che ai ragazzi che commettono reati, anche reati gravi, sappiamo dargli, Presidente, solo galera. Nisida e Airola si sono rimpinzati numericamente, questo non è un dato certamente che ci fa onore come società civile.
Quali sono i servizi e le risorse che si occupano degli adolescenti a rischio sociale e quali sono i possibili programmi di inclusione sociale? Per molto tempo si è usato il termine esclusione sociale, Presidente, ora, da qualche tempo, è stato coniato un altro termine, l’ “inclusione sociale”. Spesso vogliamo capire di cosa si tratta: ce lo stiamo chiedendo in maniera molto forte, perché noi vediamo i nostri ragazzi che spesso dopo un periodo all’interno del sistema penale, dopo aver seguito percorsi molto forti, molto qualificanti, molto educativi, passati dei mesi, ritornano. Mi chiedo, allora, quale inclusione sociale, poi, effettivamente, c’è stata. Bisogna chiedersi come lavorano praticamente i servizi circa la materia del ritorno al territorio dei ragazzi. Si tratta di ragazzi di quello stesso territorio che purtroppo diventano sempre più proprietà del Ministero della Giustizia. Questo non deve accadere, non può avvenire, altrimenti ai ragazzi diamo solo la certezza del carcere. Sicuramente è giusto dare la certezza della pena, però non certo la certezza del carcere.
Quale legislazione, Presidente? Noi da tempo, come operatori della giustizia e non solo, stiamo lavorando su interventi specifici che non si devono caratterizzare solo come mera esecuzione penale, ma stiamo lavorando sui processi di responsabilizzazione dei ragazzi, nel senso che il ragazzo, per capire il reato che ha fatto, il danno che ha prodotto, deve passare attraverso processi di responsabilizzazione, che significa incontrare la vittima che ha danneggiato: i cosiddetti programmi di diversion, di mediazione penale, la giustizia dolce, la giustizia alternativa. Parliamo di un tipo di giustizia che non vuole sostituirsi alla giustizia ordinaria, perché l’azione penale nel nostro paese, ovviamente, è obbligatoria ed è irrinunciabile, però su questi programmi stiamo lavorando molto e stiamo lavorando anche con la Regione. Le dirò ancora di più. Proprio in questi giorni, a Napoli, in una sfida aperta ai camorristi e ai territori dominati dai camorristi, a largo Donna Regina, è venuto il Sindaco di Napoli e un rappresentante della Regione. Abbiamo inaugurato un centro di sostegno alle famiglie e ai minori, un progetto interistituzionale realizzato -questa è la cosa più bella, forse la cosa qualificante – confiscando un bene immobile alla camorra. Ora quel posto non è più territorio della camorra, speriamo che non lo sarà più, perché diventerà, invece, uno spazio per le famiglie, per i cittadini, sarà uno spazio di aggregazione per i ragazzi, Presidente.
Ultima cosa, dopo di che tolgo il disturbo. Spero che queste iniziative, per la verità, abbiano una continuità, altrimenti il dubbio, poi, che prima avevo si ingigantisce. Ora posso dire di averlo dissipato. Ovviamente lei ci ha già preannunciato, in precedenza, della serie di iniziative successive che andranno a concretizzare questo giro a livello locale. Qui si raccoglieranno i bisogni espressi dal mondo dell’associazionismo perché è questo mondo che viene maggiormente a contatto con i problemi e con la realtà delle persone. Lo vedo attraverso anche i nostri volontari: essi sono, effettivamente, l’ultima spiaggia. Spero che queste iniziative continueranno.
Un’altra riflessione: noi veniamo a contatto con ragazzi “difficili”. C’è chi li chiama difficili o chi dice che sono in ragazzi in difficoltà. Non credo che i ragazzi nascano difficili, credo che ci sono ragazzi che hanno difficoltà nel corso della vita. Questo posso dirlo perché sono stato un ragazzo di strada anche io, altrimenti non avrei potuto fare il lavoro che faccio. Spesso questi ragazzi sono l’espressione, comunque il frutto di famiglie disgregate o sono figli di genitori separati. Quando vengono i genitori, una volta viene il papà, una volta viene la mamma, si ripropongono certe dinamiche. A questo proposito spero, Presidente, che nella sua Agenda, nei prossimi interventi legislativi, lei possa dare una grossa attenzione, anche al problema della mediazione penale oltre che familiare. Tra l’altro, proprio giovedì, come le accennavo prima, ci sarà un evento molto importante alla Provincia di Avellino, si parlerà di affido condiviso, la legge che è uscita da poco. Grazie.
- MODERATORE: Ringraziamo il Direttore Esposito, tra l’altro ha sollevato una quantità incredibile di problematiche molto serie. Non l’ho interrotta proprio per questo motivo, ma spero che i prossimi interventi siano un po’ più sintetici. Volevo solo dare un incoraggiamento, al Dr. Esposito, che ugualmente si sono tenuti questi incontri nonostante il periodo particolare, ritenendo che la partecipazione in una fase anche come questa, sia un contributo decisivo per la democrazia di un paese. Non bisogna avere paura delle strumentalizzazioni, ma andare avanti, perché noi crediamo fermamente che in qualsiasi momento, soprattutto in un momento come questo, quella logica statutaria del nostro Statuto del Consiglio Regionale, che parla di cittadinanza attiva e di partecipazione consapevole, prenda una peculiare rilevanza. Abbiamo sfidato anche questo rischio, sapendo che lo affrontavamo con il coraggio delle nostre idee, dopo averci riflettuto a lungo con il Presidente.
Cedo la parola all’Avv. Emilia Iuliano, Responsabile dell’Osservatorio sul Diritto di Famiglia, sezione territoriale di Avellino.
- IULIANO, RESPONSABILE OSSERVATORIO SUL DIRITTO DI FAMIGLIA SEZIONE TERRITORIALE DI AVELLINO: Mi occupo di Diritto di famiglia, sono Avvocato, la mia esperienza professionale oggi mi ha portato qui. Sarò breve, voglio rappresentare anche alla Presidente un problema che è sorto durante uno degli incontri che abbiamo tenuto a Roma, perché l’Associazione di cui sono il responsabile territoriale è un’Associazione che opera a livello nazionale e si occupa della rappresentanza tecnica, quindi della difesa delle persone che hanno crisi familiari, che hanno problemi in relazione ai minori, hanno problemi d’affidamento o problemi di separazione e divorzio. Nell’ambito dell’Associazione, in uno degli ultimi incontri, per la verità forse anche un paio di anni fa, ci si è posti il problema delle caratteristiche che dovesse avere l’Avvocato che si occupa di problemi di famiglia. In realtà, andando a vedere la legge sull’ordinamento professionale, non esiste una specializzazione dell’Avvocato, l’Avvocato opera nei vari settori semplicemente perché è Avvocato, non può parlarsi di un Avvocato specialista, come il medico, che si specializza in una delle varie branchie. Per questo motivo, vi parlo proprio per la mia esperienza, nel momento in cui ho iniziato ad occuparmi di problemi di famiglia, ho sentito l’esigenza di aggiornarmi, quindi di studiare. Infatti, il codice deontologico prevede, tra i vari doveri dell’Avvocato, quello dell’aggiornamento professionale. Come si può fare questo aggiornamento? O attraverso studi individuali oppure partecipando a Convegni, Seminari della materia. Ebbene, quello che abbiamo proposto, in questi incontri a livello nazionale, era quello di dare delle regole di comportamento all’Avvocato che si occupa di problemi familiari. Ne è nata una proposta che io adesso consegnerò in copia alla Presidente, una proposta da inserire nel codice deontologico delle norme di comportamento, perché, in realtà, i problemi delicati che viene a trattare l’Avvocato della famiglia vanno esaminati con una sensibilità e una preparazione tale che impone una formazione perenne e costante. Vi faccio un esempio per tutti. L’Avvocato, in genere, ha un atteggiamento nella difesa del proprio cliente molto determinato, teso alla prevalenza dell’interesse del proprio cliente a tutti i costi. In realtà nei problemi familiari a volte ci si trova a dover difendere interessi che sono strettamente legati ad altri interessi e che, quindi, sono collegati tra loro proprio per i legami familiari che vedono le persone coinvolte, così gli stessi minori hanno necessità di essere tutelati, anche in uno scontro tra quello che può sembrare una causa ordinaria tra i genitori, per esempio nei casi di separazione e di divorzio. Per questo l’Avvocato non deve tendere alla difesa strenua dell’interesse del proprio assistito, pensando che questo sia un interesse avulso dal contesto familiare, ma, realtà, in queste proposte di norme comportamentali, la prima cosa da tener presente è l’esistenza dei legami familiari e l’interesse del minore da tutelare, cosicché si andrà verso una gestione del conflitto che tende più a mediare, a raggiungere una soluzione utile a tutta la famiglia, che non verso una gestione di attacco estremo.
Vorrei porgere questa copia, che è un insieme di norme che sono state elencate e raccolte da questa Associazione, che è l’Osservatorio sul Diritto nazionale. Già a livello nazionale so che si sono interessati per farle inserire nel codice deontologico, le ripropongo qui in sede territoriale.
- MODERATORE: Sempre in materia legale, la parola all’Avvocato Fabrizio Granata, Presidente della AIGA di Avellino, sull’istituzione di un centro di ascolto per la consulenza familiare e minorile.
- GRANATA, PRESIDENTE AIGA AVELLINO: Buonasera a tutti. Sono Fabrizio Granata, Presidente dell’Associazione Giovani Avvocati di Avellino. La proposta che noi vorremmo portare all’attenzione della Presidente è la seguente. Lei ha già ascoltato negli incontri di Napoli e di Salerno alcuni dei nostri rappresentanti che parlavano di un protocollo già stipulato con la Regione Campania nel 2004, che riguardava il cosiddetto progetto sulla legalità, cioè portare la legalità all’interno delle scuole, incontrare le scolaresche, in genere gli appuntamenti fissati sono per il 21 marzo, che è il famoso giorno della memoria in ricordo dell’eccidio del Giudice Falcone, per poter, effettivamente, sensibilizzare i giovani, le scolaresche per quanto riguarda, appunto, il discorso sulla legalità. I temi sono vari e qui ci sono i rappresentanti di tante Associazioni, che si occupano di ciascun problema o di alcuni messi insieme, si va dalla droga al bullismo, a quelle che possono essere manifestazioni di devianza minorile. Quello che è la nostra idea, collegandoci a questo protocollo che è già stato stipulato è la seguente, che noi poniamo alla sua attenzione: potrebbe essere utile, di aiuto, soprattutto per i gruppi familiari disagiati, o che hanno maggiori difficoltà, avere un punto di incontro, noi potremmo chiamarlo un punto di ascolto, all’interno di strutture regionali, che consentano alle persone di avvicinarsi e di avere non una consulenza legale a tutto tondo, ma un momento di avvio, di incontro, di comprensione di quelle che possono essere delle normative che possono interessare in quel momento un momento della vita familiare. Questo potrebbe essere destinato sia alle famiglie che ai minori. Per fare questo abbiamo pensato che potremmo sfruttare, utilizzare dei locali nella Provincia di Avellino, già esistenti. La Regione Campania presso uno sportello URP, in particolare presso il palazzo della Provincia, una splendida sede che funziona come ufficio di relazione con il pubblico, all’interno di questa struttura potremmo ben, credo, prevedere una sede sia per quanto riguarda gli operatori, per una prima risposta e filtrare le risposte o le richieste, sia successivamente per quanto riguarda il momento di incontro. Potremmo prevedere una struttura che sia sostenuta, sia dai giovani Avvocati, che da persone specializzate: da Avvocati che abbiano una specializzazione, per esempio, in Diritto di famiglia o in Diritto minorile, insieme, questa sarebbe l’idea, prima ne ha parlato il Direttore Esposito, per quanto riguarda il discorso della mediazione familiare, potrebbe essere un modo per raccordare un gruppo di persone non professionisti, ma di persone specializzate in diversi settori, per poter sostenere, in qualche maniera, il cittadino che si avvicina, per la prima volta, che non sa come affrontare un problema giuridico, all’interno di una struttura regionale, quindi avere un supporto, un punto di riferimento.
Questa potrebbe essere l’idea che potrebbe perfettamente riagganciarsi anche alla conoscenza e approfondimento di alcune possibilità e agevolazioni, dopo seguirà il Consigliere Rosa, che è il Consigliere dell’Ordine, il quale, tra le altre cose, sicuramente vi esporrà quella che è la possibilità, poco conosciuta, dell’accesso al gratuito patrocinio. Tante piccole cose che il cittadino non conosce, potrebbero essere superate tramite l’accesso a questo punto di ascolto, che potremmo semplicemente chiamare in questo modo. La ringrazio per l’attenzione e le auguro buon proseguimento.
- PRESIDENTE: Posso chiedere una cosa? Delle Associazioni che sono qui presenti questa sera, quante sono state mai invitate alle audizioni che si tengono presso le Commissioni Permanenti del Consiglio, a livello Regionale? Nessuno? L’iniziativa direi è fondamentale, è un modo per confrontarsi, vi è già una proposta di legge in questo senso, presentata alla Commissione: si parla proprio di una proposta di legge finalizzata alla formazione e allo sviluppo della coscienza civile e democratica dei giovani. Credo nell’importanza di questo incontro: vi metteremo in contatto con il Presidente della Commissione, in modo da poter essere invitato ed esporre l’iniziativa contribuendo a questa proposta di legge che di qui a poco dovrà essere licenziata dalla Commisione per arrivare in Aula.
- MODERATORE: La parola all’Avvocato Stefano Rosa, che è Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Avellino, proprio sulla questione che anticipava l’Avvocato Granata, cioè sugli sportelli gratuito patrocinio, credo che questo sia il tema, previsti per la tutela dei non abbienti, in materia civile e penale, insediati presso tutti gli ordini forensi territoriali.
- ROSA, CONSIGLIERE ORDINE DEGLI AVVOCATI AVELLINO: Ringrazio dell’invito che è stato rivolto all’Istituzione Consiliare degli Avvocati e porgo, innanzitutto, il saluto del Presidente, Avvocato Giovanni De Lucia, al Presidente Lonardo, tavolo della Presidenza e a tutti i presenti. Chi mi ha preceduto ha chiaramente tracciato il perimetro di quello che è il ruolo dell’Avvocatura nella situazione delle politiche familiari per le quali si discute oggi. L’Avvocatura ha bisogno di recuperare dei valori che, indubbiamente, rischiano di essere visti come edulcorati in questo momento storico, invece deve essere guardato come soggetto della giurisdizione, al pari della Magistratura e porsi come filtro effettivo tra la società civile e chi gestisce il servizio giustizia.
In ordine a questo punto, ci sono delle lacune piuttosto importanti sia in ambito legislativo e sia soprattutto nell’applicazione della normativa. Noi sappiamo che la legge è attenta alle situazioni di disagio, alle situazioni che meritano tutela, quali sono quelle delle persone che, naturalmente, vivono in condizioni preoccupanti, i disadattati, i non abbienti, coloro che non hanno le possibilità per poter vedere una tutela efficace dei propri diritti.
La legge è attenta, infatti nel 2003, è stato istituito definitivamente l’Istituto del Gratuito Patrocinio, in ambito penale è stato rivisitato e in ambito civile, per la prima volta, è stato promulgato. Abbiamo dei dati che ci lasciano un po’ sconcertati. In sede penale, colui che delinque trova una tutela nel momento in cui viene tratto davanti ai giudici, perché lì, nel caso non abbia la possibilità di difendersi, per diritto costituzionale deve trovare una difesa, è il giudice che provvede a munirlo di un difensore, è lo Stato che ne sopporta le spese. In sede civile, invece, vi era questa lacuna piuttosto importante, ma noi sappiamo che, pur colmata dal punto di vista tecnico legislativo, non lo è ancora in termini di diffusione di questi istituti. Nel 2003 abbiamo avuto 50 domande di ammissione al gratuito patrocinio, negli anni successivi ci siamo attestati su una quota che sfiora i 100, li supera di poco. Questa è una Provincia, tutto sommato, sufficientemente depressa, dal punto di vista reddituale, almeno in termini formali, per cui è evidente che l’accesso a questa forma di tutela è, tutto sommato, inconsistente. I colleghi che mi hanno preceduto hanno fatto riferimento a un progetto di diffusione della legazione, questo progetto di diffusione è già in essere nelle scuole, andrebbe, però, sicuramente implementato, meglio coordinato ed esteso a quelle realtà territoriali in cui la legalità è diffusa dai media, dai giornali, dalla televisione, ma non dai tecnici. Basterebbe chiedere, sentire in audizione, da parte della Commissione insediata, se ho ben capito, presso la Presidenza, quanti sono quelli che effettivamente si rivolgono alle istituzioni per avere tutela. Se i nomi sono quelli che ho rappresentato prima, bisogna fare qualcosa di più. Quanti in questa sala sanno che le vittime, anche il profilo non del delinquente che è stato molto bene illustrato dal Direttore dell’istituto di pena che mi ha preceduto, ma dal punto di vista di chi, invece, è stato aggredito, le vittime dei reati, dove possono trovare tutela nel momento in cui non hanno i mezzi economici per poter fare fronte a un costo giustizia che è piuttosto elevato? Qualunque Avvocato sa bene che alla fine le parcelle devono essere richieste in pagamento, perché l’attività non si può prestare gratuitamente. Laddove sopperisce in istituto, questi limiti, forse, devono essere riguardati. Per esempio, a proposito delle modifiche legislative, ne individuo una che potrebbe essere ipotizzata. I limiti reddituali sono circa di 10 mila euro, cioè le persone che non superano questo limite reddituale possono accedere al gratuito patrocinio, parlando di reddito annuale, però concorre alla formazione di questo reddito tutta la componentistica del nucleo familiare, non è individuata singolarmente per ciascuno. Se un ragazzo è oggetto di una aggressione da parte di una baby gang, come sta succedendo a Napoli, non perché quel ragazzo è un figlio di famiglia non può e non deve trovare tutela, in quanto deve passare attraverso i canali familiari per poter rivolgersi all’istituzione giustizia. Se, invece, lui potesse o volesse farlo attraverso l’istituzione qualificata, il gratuito patrocinio, non producendo un reddito potrebbe avere titolo personale. I limiti reddituali potrebbero essere individuati in maniera migliore e consentire a chi vuole di rivolgersi anche in questo modo a ottenere una tutela che, peraltro, specie in casi di questo tipo, è una tutela relativa. E’ difficile perseguire effettivamente chi delinque, mentre il solo fatto che, comunque, l’Istituzione ci sia, che chi vuole avere il risarcimento di un proprio bene possa chiederlo, forse può avere un significato più ampio di quello che è la vera partecipazione a un processo, ma è quello di dare il segno dell’attenzione della società nei confronti di chi pensa di farla franca sotto questo aspetto, solo perché è un delinquente. Con questo non sto dicendo che bisogna essere giustizialisti o andare a incidere di più in un percorso già piuttosto problematico che vivono queste persone che delinquono, però il profilo delle vittime è sicuramente un profilo altrettanto delicato, perché tante volte chiedere giustizia o non poterla chiedere nel modo giusto, equivale a non averla. Grazie.
- MODERATORE: La parola alla Presidente dei Lions di Avellino, Maria Concetta San Filippo, che ci darà un contributo sulla pratica dell’attività fisica come strumento della tutela, della salute e garanzia delle pari opportunità, la permanenza dei giovani nella famiglia.
- SAN FILIPPO, LIONS AVELLINO: Buonasera. Nel ringraziarla vivamente dell’opportunità offertaci di poter partecipare all’incontro di questa sera, desidero porgere un cordiale saluto anche a nome di tutti i soci dei LIONS CLUB AVELLINO OST. Il LIONS International è tra le più grandi associazioni umanitarie di volontariato, che con i suoi 4600 clubs opera in tutto il mondo.
Le iniziative e le opere di solidarietà intraprese sono moltissime e rivolte al bene civico, culturale, sociale e morale della comunità. Il miglioramento della società è sempre stato uno degli obiettivi principali dell’associazione e nell’ottica di difendere e salvaguardare la più grande ricchezza della società futura, costituita dal capitale umano delle giovani generazioni, dai giovanissimi di tutte le scuole, il LIONS CLUB AVELLINO OST che quest’anno è ai suoi 50 anni dalla fondazione, tra le attività programmate ha inteso promuovere con il CNR di Avellino, Istituto Scienze e Alimentazione, e in collaborazione con l’A.S.L. AV/2, dipartimento materno infantile, alcune scuole della Provincia e il Comitato Sanità del Club, il service, i percorsi della salute.
L’obiettivo è di promuovere l’attività fisica, strumento della tutela della salute e garanzia delle pari opportunità. Quali sono stati gli spunti di riflessione per caratterizzare in modo adeguato il significato dei percorsi della salute? L’obesità è diventato uno dei problemi più seri della società moderna, con implicazioni forti sulla qualità della vita e sulla spesa sanitaria dei paesi industrializzati: ICTUS, infarto, diabete etc.. I problemi legati a una cattiva alimentazione e a una vita sedentaria, tanta televisione e poco sport hanno sempre maggiore diffusione nella nostra società, sia tra adulti che tra bambini, specie nella fascia compresa tra i 6 e gli 11 anni. Di questi come si evince da uno screening, Progetto ARCA della Regione Campania, promossa dall’Assessorato alla Agricoltura, ISE e CNR, A.S.L. AV/1, A.S.L. AV/2, NA/5, effettuato su 4 mila bambini della Provincia di Avellino, meno del 50% dei bambini pratica attività sportiva, percentuale nettamente superiore a quelle delle bambine che in un contesto di modeste attitudini allo sport risultano essere discriminate nell’opportunità di accesso all’attività sportiva, sia per differenza biologica che per fattori culturali e sociali, che andrebbero rimossi anche ai fini di una migliore tutela della salute pubblica e di pari opportunità. Alla luce di quanto esposto è utile ribadire che la lotta alla sedentarietà e la promozione e l’attività sportiva possono incidere favorevolmente sul miglioramento della qualità della vita e sulla salute, nel senso più generale del termine.
Salute e vita sociale, vissuta nel rispetto degli altri, come solo lo sport è in grado di insegnare. Divulgare nell’immediato tra i giovani le necessarie conoscenze per attuare comportamenti di vita che possano evitare gli errori dell’alimentazione e della sedentarietà, vuole essere, però, anche un primo passo di un progetto a lungo termine che possa fungere da polo di aggregazione per le forze vive di un territorio sempre attento all’innovazione e mai privo di energie nella realizzazione degli obiettivi prefissati.
Il progetto, realizzato da esperti e educatori, innovativo nella didattica, in quanto elude i tradizionali programmi di educazione alimentare, prevede, in una prima fase, la realizzazione all’interno delle scuole primarie, di veri e propri percorsi, contrassegnati da una serie di cartelli realizzati da ragazzi in cui siano illustrati i tempi di percorrimento e relativo dispendio energetico, con equivalente in alimenti.
Una delle tappe obbligatorie del percorso è la palestra, dove saranno predisposti appositi cartelloni educativi, che illustreranno le relazioni tra alimentazione e attività fisica. Esempio, tre rampe di scale rappresentano un consumo energetico di tot calorie. Un modo, quindi, di coniugare attività scolastiche con altre apparentemente ludiche, realizzando un servizio, che a norma, potrà coinvolgere migliaia di bambini e anche, perché no, le loro famiglie.
A tal fine sarebbe opportuno rendere possibile l’utilizzo della palestra in orario extra scolastico e l’uso di strutture sportive adeguate. Il progetto prevede, inoltre, con il coinvolgimento delle istituzioni locali, l’estensione dei percorsi della salute in alcune strade cittadine del circondario, adeguatamente selezionate. Ben sappiamo, però, che ciò non sarà a costo zero, per la realizzazione di programmi educativi e di elevato impatto come questo, la strada da percorrere è quella dell’integrazione delle competenze e della cooperazione. Non è un caso, infatti, che mi interventi di questo tipo che abbiano avuto il maggiore impatto e risonanza sono proprio quelli in cui più scuole, più Enti e Istituzioni abbiano saputo procedere in sincronia, concordando, in anticipo, le strategie da perseguire per il raggiungimento di obiettivi comuni. In tale ottica ci auspichiamo la condivisione e il sostegno economico della Regione Campania per la piena realizzazione di un nostro progetto che potrebbe rappresentare un modello da estendere, anche con eventuali modifiche suggerite dall’esperienza vissuta a tutte le altre Province della Regione. Grazie.
- MODERATORE: Volevo chiarire una cosa, tra l’altro necessaria, bisogna fare molta attenzione a non confondere il ruolo del Consiglio Regionale e quello della Giunta; la Giunta si occupa del governo del territorio, di finanziamenti, tra cui questo genere di finanziamenti su progettualità specifiche, noi come Consiglio, ci occupiamo, prevalentemente, di grande programmazione, nell’accezione più nobile del termine, quindi soprattutto di attività legislativa.
Se gentilmente ci lascia il suo contributo scritto, faremo tesoro delle sue riflessioni, potranno esserci utili per una serie di altre iniziative, valuteremo quelli che sono i profili utili per l’attività legislativa degli organi in Commissione, che svolgono questa funzione. Mi muoverei in questa direzione.
- SAN FILIPPO: La ringrazio dei chiarimenti, però credo che sia importante portare alla luce un problema che potrebbe essere ovviato anche in altri modi, in modo più piacevole anche per i ragazzi stessi.
- MODERATORE: Il mio consiglio anche a quelli che interverranno adesso, è di essere il più possibile diretti nella propria richiesta, di essere, al di là della presentazione dell’organismo che essi rappresentano, come in questo caso cortesemente ha fatto la Prof.ssa San Filippo. E’ importante per noi capire qual è il vostro messaggio, ed il nostro coinvolgimento, un coinvolgimento di un’Istituzione di tipo legislativo, come il Consiglio Regionale.
- SAN FILIPPO: abbiamo ritenuto indispensabile trovare luoghi adatti e idonei per i ragazzi fin dai primi anni di scuola ovvero gli anni più importanti dell’infanzia, per quanto riguarda l’attività sportiva, purtroppo la nostra è una realtà quanto mai preoccupante.
- MODERATORE: Pregherei, ancora una volta, le persone che interverranno di essere molto sintetiche, per far sì che possano intervenire tutti.
Cediamo la parola alla Casa sulla Roccia, una struttura per il recupero dei tossicodipendenti.
- PEDICINI: E’ un’associazione che si attiva come centro di riabilitazione per tossicodipendenti.
- MODERATORE: La Dott.ssa Giuseppina Pedicini.
- PEDICINI: Opero come Direttore della Comunità Residenziale, comunità terapeutica.
In breve, noi accogliamo ragazzi con problemi di tossicodipendenza alcolismo e consumo di tutto il genere delle sostanze psicotrope. Inoltre ascoltiamo le famiglie, vale a dire che unitamente al programma di riabilitazione per il tossicodipendente attiviamo un percorso familiare parallelo, nel quale la famiglia viene accolta e sostenuta nel percorso che farà il ragazzo. Capita sempre più spesso, che insieme al ragazzo tossicodipendente si presenta una famiglia in cui vi è una tossicodipendenza di doppia generazione. La nostra proposta è chiaramente un supporto, attraverso una possibile agenzia di sostegno per minori tossicodipendenti, che provengono da famiglie con grande disagio familiare. Forniamo un percorso familiare parallelo, ma spesso non è comunque sufficiente, nonostante l’aiuto dei servizi sociali sul territorio. Questa è la nostra proposta. Spero che il forum di ascolto possa venirci incontro e avvicinarsi maggiormente a questa realtà. Chiaramente la tossicodipendenza è un discorso non solo singolo, ma, credo, come è noto a tutti, è un discorso familiare, che nasce dalla famiglia, è espressione di un disagio familiare e come tale va affrontato, non come caso in sé, ma come espressione di un disagio familiare. Abbiamo bisogno di un’agenzia alternativa, di un’agenzia concorrente, che sostenga anche i centri, le associazioni come le nostre che lavorano in questo senso. La famiglia va chiaramente sostenuta, anche in questo caso, perché sono frequentissimi i casi di poli-tossicodipendenza familiare.
- PRESIDENTE: Agenzia alternativa…
- PEDICINI: Agenzia alternativa di supporto, che può essere forum di ascolto, può essere un’istituzione di aiuto, una posizione trasversale. Questa è la proposta.
- MODERATORE: Immagino che lei pensi a un organismo interassociativo, che faccia in qualche modo da supporto a quelli che sono gli organismi istituzionali.
- PEDICINI: Potremmo anche lavorare di fantasia, non so se il forum di ascolto può, comunque, anche andare in questa direzione.
- MODERATORE: Il forum di ascolto è un atto di fantasia.
- PEDICINI: Al mio intervento segue quello del collega rispetto a delle altre…
- MODERATORE: Sì, voleva anche parlare il Dott. Franco Lo Priore.
- LO PRIORE: Assolutamente mi associo a tutto quello che è stato detto dalla Direttrice della sede della comunità. Io, invece, mi occupo della fase di prima accoglienza. Il nostro percorso terapeutico riabilitativo consta di varie fasi, in varie strutture. La prima fase, quella di cui mi occupo, è quella motivazionale dei ragazzi, dove i ragazzi raggiungono la propria voglia di cambiare realtà.
- MODERATORE: Dove è la sede?
- LO PRIORE: La Casa sulla Roccia ha sede amministrativa ad Avellino, in rione San Tommaso, per quanto concerne, invece, la sede della seconda fase, quindi il secondo step del percorso terapeutico riabilitativo è presso la struttura del Generale Della Chiesa, a Prata Principato Ultra. Poi c’è la sede del reinserimento, a questa è associata una sede definita casa famiglia, visto che parliamo prettamente delle politiche per la famiglia, perché il nostro centro è di per sé il centro di accoglienza, quindi la prima fase del percorso ha la possibilità di ospitare utenti, ragazze, chiamiamole come si vuole, che provengono da situazioni familiari con poche disponibilità di poter seguire i ragazzi nel percorso terapeutico riabilitativo, quindi si dà la possibilità agli utenti di usufruire di un alloggio presso una struttura facente parte sempre dell’Associazione.
Una delle richieste che ho da fare è in merito alla casa famiglia. Noi come Associazione abbiamo avuto dei problemi in merito alla ristrutturazione della casa famiglia per adeguarsi a quelli che sono gli adempimenti dell’accreditamento. Ci siamo ritrovati con poca disponibilità economica. Questo è uno dei momenti in cui l’Associazione sta promuovendo una sensibilizzazione del territorio, anche attraverso varie manifestazioni, per poter recuperare quel minimum per poter ristrutturare l’ Associazione che dà una possibilità a questi soggetti che non hanno una famiglia alle spalle.
Un fattore su cui volevo discutere e dare la possibilità di rivalutare e riverificare il tutto è sul percorso terapeutico che si attua presso la nostra Associazione. La nostra Associazione non si occupa soltanto di ragazzi disagiati e tossicodipendente, ma si occupa di tutto il contesto familiare. Per ottenere un risultato che sia terapeutico riabilitativo, quindi una possibilità di far ritornare il ragazzo nel proprio ambiente sociale e familiare di provenienza, con un riequilibrio di quella che è stata tutta la sfera emozionale e psichica, c’è bisogno di lavorare in maniera concomitante con la famiglia. L’intervento che chiediamo è quello di rivedere, magari modificandole, le rette in convezioni, molto diverse dalle altre regioni.
- MODERATORE: La ringrazio. Volevo sollecitare i partecipanti di essere più sintetici negli interventi, affinché tutti possano intervenire senza doverci affrettare.
Vi prego di essere il più possibile efficaci, cercando di evitare richieste di natura economica, ma suggerirci contributi fattivi e realizzabili alle vostre problematiche. Il nostro compito è soprattutto quello di sensibilizzare i Consiglieri Regionali all’interno di un meccanismo legislativo.
La parola alla signora Mafalda Meninno, della Fidapa, sui temi, in generale, del rapporto tra uguaglianza e diversità. .
- MENINNO, FIDAPA SEZIONE DI GROTTAMINARDA: Gentile Presidente vorrei sottoporre alla sua attenzione una delle tematiche più scottanti del nostro tempo. In un mondo così tecnologicamente avanzato la donna ha un ruolo fondamentale, è fonte di vita, ma anche salvatrice di vite. Il sangue del cordone ombelicale è ricco di cellule staminali, serve a guarire da alcune malattie e in futuro, forse, da altri mali. Sarà possibile migliorare la qualità della vita di questi malati e salvare milioni di esseri umani ogni anno. Quale mamma o papà non farebbe tutto il possibile per assicurare al figlio una crescita in salute? E’ il futuro della scienza e noi italiani in questo campo occupiamo un posto primario. L’anno scorso è avvenuto a Miami, ad opera di una equipe italiana, proprio su una paziente italiana, il primo intervento al mondo di trapianto di cellule staminali da pancreas e da midollo per curare il diabete. Ne deriva, tra l’altro, che la ricerca sulle cellule staminali sia da considerare uno dei settori di sviluppo più promettenti, sul quale maggiormente varrà la pena investire.
Congelare il cordone in una banca privata per un potenziale uso personale? Oppure è meglio donarlo alla banca pubblica per offrirlo a chi oggi ne ha davvero bisogno?. La nostra legislazione non consente tutto questo, bisogna andare oltre i confini dove le banche del cordone ombelicale si sono trasformate in un supermercato della speranza per migliaia di famiglie. Tutto questo comporta notevoli costi che pochi possono permettersi. Occorre evitare discriminazioni tra chi può e chi non può conservare il cordone del figlio, al tempo stesso evitare ha perdita di una risorsa fondamentale per la ricerca, allora dobbiamo stimolare l’opinione pubblica e le istituzioni, affinché si arrivi a una soluzione equa per tutti, stabilire regole di mercato e adottare un sistema misto che permetta anche la conservazione privata. Organizziamo nella nostra Regione una campagna di informazione costante e approfondita, diretta a tutti i ceti sociali, in tutte le strutture pubbliche, inviamo a tutte le famiglie, per qualche mese, un periodico scientifico, al tempo stesso, in tutte le città, sosteniamo dibattiti e incontri, ascoltiamo il parere di tutte le donne del nostro territorio, in base ai risultati ottenuti, procediamo di conseguenza. Dobbiamo guardare alla ricerca sottolineando le innumerevoli vite umane che si possono salvare e non fare prevalere altre motivazioni, che, secondo me, sono inferiori al valore della vita umana. Inoltre, poco si è fatto per l’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro. La famiglia ha bisogno di sentire vicino lo Stato che deve fare la sua parte, trovare una possibile soluzione occupazionale mirata alle effettive capacità del singolo soggetto, che deve essere considerata una risorsa e non un peso della società. Non fare di tutta l’erba un fascio, magari creando presso tutte le scuole un osservatorio qualificato, che tracci un possibile, probabile percorso formativo per l’inserimento e non per il mantenimento del soggetto in una società di eguali e non di diversi.
La ringrazio di avermi dato l’occasione di esprimere il mio pensiero.
- PRESIDENTE: Volevo rassicurarla di una cosa, che noi come Consiglio stiamo già lavorando per realizzare un’iniziativa di grande spessore sociale, come quella cui ha fatto riferimento, con l’aiuto degli specialisti dell’ospedale Pausillipon, che hanno già avviato un’esperienza pilota. Proporremo, quindi, in Aula consiliare, l’approvazione di una legge organica per la banca del cordone ombelicale; la struttura dovrà essere ben ramificata sul territorio regionale, dotata di personale e strumentazione all’avanguardia, per poter rispettare gli standard di qualità richiesta dalla Comunità Europea. In tal modo la banca della nostra Regione potrà entrare nella rete mondiale delle banche del cordone, peraltro la legge si propone di favorire, in tutta la Regione, la cultura della donazione, con una capillare opera di informazione. Tutte le donne che partoriscono, sia in strutture pubbliche che in quelle private, dovranno essere informate sulla possibilità di donare il cordone, ricco di cellule staminali, e preziosa ai fini di una cura di particolare malattia. Grazie di questo contributo. La Dott.ssa Adi Barretta che sta curando per la Presidenza questa proposta terrà conto di questo suo contributo, magari la inviterà a venire in questo gruppo di lavoro, affinché possa svilupparsi la migliore proposta possibile.
- MODERATORE: Ci sono alcuni studenti dell’Istituto scolastico Itis che chiedono di intervenire, è un fuori programma difatti non erano previsti, gli diamo pochi minuti per illustrarci un problema direi di notevole importanza. La parola a Modestino Marino, in qualità di rappresentante degli studenti.
- MARINO, RAPPRESENTANTE STUDENTI: volevamo informarla, Presidente, che l’ITIS sta attraversando un bruttissimo periodo dopo la chiusura per motivi di sicurezza. Siamo 1200 alunni costretti alla rotazione in 18 classi nel geometra Oscar D’Agostino, abbiamo 18 classi ma ne occorrono 51. Chiediamo un vostro aiuto, soprattutto per dare un sostegno, alla nostra Provincia. Non abbiamo il diritto allo studio. Frequentiamo la mattina e il pomeriggio e possiamo andare a scuola solo tre volte alla settimana.
- MODERATORE: Se gentilmente lasciate i riferimenti alla Dr.ssa Marzia Bilotta, troveremo il modo di risolvere il vostro problema, tutto ciò rientra nel Diritto allo Studio, che è competenza, peraltro, del Consiglio Regionale, così cerchiamo di acquisire maggiori notizie su questo argomento e cerchiamo di intervenire con un minimo di sostegno.
- SECONDO STUDENTE: Presidente, questo è un piccolo appunto che vorremmo farle firmare. In realtà abbiamo creato un comitato per la rinascita dell’Istituto, stiamo raccogliendo le firme di tutti i cittadini, perché non è un problema che riguarda solamente noi.
- MODERATORE: La Presidente nel frattempo lo leggerà e sarà la prima firmataria.
Passo la parola alla Sig.ra Argenziano, dell’AIDDA, il suo è un contributo sulla formazione e sviluppo di imprenditoria femminile, sollecitare il potenziamento per le strutture socio – sanitarie a sostegno delle donne che lavorano.
- ARGENZIANO, AIDDA: A nome dell’Associazione che rappresento per la Provincia di Avellino, porgo i miei saluti a tutti i presenti e un ringraziamento al Presidente per l’invito che ha voluto rivolgermi. L’AIDDA è un’organizzazione di donne imprenditrici e dirigenti di azienda che operano nei diversi settori, industria, artigianato, agricoltura, commercio e servizi. Una delle finalità della nostra associazione è quella di promuovere lo sviluppo dell’imprenditoria femminile. A questo proposito, vi chiediamo il sostegno della Regione attraverso una serie di iniziative di tipo normativo e informativo, quali aggiornamenti, convegni, conferenze e seminari. Inoltre notiamo che l’attuale stato di difficoltà in cui oggi versa la famiglia, in particolar modo la donna, rende sempre più difficile conciliare il lavoro con i problemi quotidiani, educazione dei figli minacciati da sempre nuovi pericoli quali droga, alcol, bullismo e devianza minorile. L’aumento dei disagi psicologi, la difficile gestione dei conflitti interni, legata a separazioni e divorzi. Tutto ciò in un contesto di disordine sociale, dove l’individuo non trova né risposte né accoglienza adeguate.
Sulla base di queste considerazioni, riteniamo che vadano potenziate le strutture già presenti sul territorio, soprattutto i consultori familiari, che dovrebbero avvalersi di un maggiore numero di professionisti specializzati, senza trascurare, poi, l’importanza di asilo nido e di baby parking. Sarebbe ottimale, inoltre, laddove è necessario, un sostegno esterno anche a domicilio, flessibile nei tempi e nelle modalità di prestazione del servizio. Grazie.
- MODERATORE: La parola alla Presidente Dr.ssa Adriana Bilotta, dell’Associazione Mobbing.
- BILOTTA, ASSOCIAZIONE MOBBING: Presidente, buonasera. L’occasione mi è gradita per sottoporle la costituzione di un osservatorio permanente, famiglia e minori, raggruppando le attività di prevenzione e contrasto della pedofilia, con il coinvolgimento e una partecipazione attiva delle diverse istituzioni regionali e provinciali, nonché Enti e Associazione di volontariato già impegnate nel settore. La sfida dell’Associazione Mobbing, come il tavolo di Amministrazione di esperti è di cercare di sconfiggere un fenomeno oggi così dilagante, un’azione efficace di contrasto può essere attivata solo se tutta la collettività si impegna a individuare e correggere i comportamenti anomali. La pedofilia, oggi, è un fenomeno che desta gravissimo allarme sociale, esistono, infatti, gravi difficoltà nell’individuare i reati commessi e c’è una ampia fascia di abusi familiari non denunciati.
Il nostro è un programma formativo organico, coordinato con interventi strategici sui soggetti colpiti, inoltre prevede l’acquisizione di dati e di informazioni, soprattutto a livello provinciale, regionale sulle attività svolte, ma in particolare su quelle ancora da svolgere. Chiediamo, quindi, un supporto per campagne di informazione per la famiglia, recupero e assistenza, azioni mirate alla prevenzione delle peggiori forme di sfruttamento dei minori. Il mio auspicio è che ciascuno di noi faccia in modo che questo importante appuntamento sia una buona occasione di riflessione, segno di una rinnovata volontà di azione, di quanti, a diverso titolo, con differenti ruoli combattono la pedofilia.
Spero che questo forum di ascolto possa segnare non solo un periodico momento di Bilancio dei risultati conseguiti, ma anche e soprattutto una positiva riflessione per ulteriori iniziative. Grazie.
- MODERATORE: La parola alla signora Truglio.
- TRUGLIO: Sono la mamma di una ragazza autistica di 14 anni, nel 2001 insieme ad altri genitori abbiamo fondato un’associazione di genitori di soggetti autistici. Volevo fare un excursus veloce sull’autismo, è una malattia poco conosciuta, soltanto adesso se ne comincia a parlare, si interviene solo e soltanto nel campo della prima infanzia. Secondo il DSN 4 l’austismo è un disturbo pervasivo dello sviluppo. L’incidenza è notevolmente aumentata, perché da malattia rara che era adesso l’incidenza è di 6 casi su mille, quindi è molto più frequente la diagnosi di autismo che non quella di down, però i down sono molto più pubblici, perché il down è più calmo rispetto all’autistico. I genitori possono portarseli dietro, possono frequentare la scuola, possono stare in società, l’autistico no, crea veramente l’isolamento della famiglia. Purtroppo è una malattia tremenda, a prescindere dalla disfunzione e dall’interazione sociale del soggetto, che, quindi, non ha contatto con gli altri, vive non perché rifugge dagli altri, l’autistico vive chiuso in sé stesso, perché ha difficoltà di comunicazione, non comunica i suoi bisogni. Oltre tutto c’è anche una disfunzione nell’immaginazione, per cui per l’autistico non esiste il simbolismo, non esiste la capacità di immaginazione, non riesce a capire quando noi usiamo un avverbio o usiamo una locuzione.
E’ molto importante capire il grave danno che la famiglia subisce avendo in carico un soggetto autistico. Perché dico “avere in carico”? Quando il bambino è piccolo gli aiuti che possono venire dalla scuola vanno nella direzione del supporto di un insegnante di sostegno (rapporto uno a uno). Ci sono le terapie riabilitative che possono permettere di cominciare a prendersi in carico il bambino già dai due anni di età. Prima la malattia si scopriva nel secondo, terzo anno di vita, invece adesso si può fare una diagnosi precoce. Però poi si arriva al buco nero. La famiglia, nonostante tutto, rimane sempre isolata a livello sociale, perché nell’ignoranza della gente, spesso e volentieri quando non capiscono la portata della malattia, si accusa la famiglia di non avere insegnato l’educazione ai bambini quando non si capisce fino in fondo, i bambini danno fastidio, i bambini sono attivi, i bambini possono avere stereotipie pesantissime, sia a livello motorio che a livello di locuzioni, possono parlare in continuazione, dire sempre la stessa cosa, possono piangere a dirotto, senza un apparente motivo, o, addirittura, possono ridere, possono scagliare oggetti, possono essere violenti. L’autistico può essere etero e auto – aggressivo, questo fa sì che a volte non si riesce a farlo socializzare, perché può respingere gli altri con violenza. Tutto questo comporta a una famiglia l’essere completamente soli, isolati, non c’è vicinato che ti aiuta, non c’è famiglia che ti accoglie, non siamo nelle condizioni di poter portare un bambino in pizzeria, non siamo nelle condizioni di poter avere una vacanza, perché non esiste un albergo che possa accogliere un bambino che dà fastidio. Non abbiamo un attimo di tregua, la nostra attenzione non può mai scendere di livello, perché è come se noi avessimo in casa un perenne bambino piccolo, il bambino piccolo si controlla, perché può toccare il gas, può toccare le cose, però è piccolo, si mettono le cose in alto e non ci arriva. Il ragazzo autistico cresce, arriva dappertutto e può toccare tutto. Non ha il senso del pericolo, non ha cognizione di nulla, se lo portiamo per strada attraversa e non guarda le macchine. Noi siamo nella condizione di una perenne vigilanza, perenne attenzione e non siamo aiutati, perché, tra l’altro, fino a che il bambino è bambino c’è la scuola e ci sono le terapie riabilitative, si arriva al buco nero dell’adolescenza, per non parlare, poi, di quando l’autistico è adulto.
Cosa succede? Che a 14 anni l’autistico viene dismesso dalle terapie, perché secondo l’A.S.L. le terapie hanno raggiunto il loro ciclo.Invece, non è l’età anagrafica che conta, perché l’età, purtroppo, mentale rimane sempre la stessa. L’autistico non è capace di farsi carico di autostrutturarsi, di organizzarsi, quindi l’autistico ha bisogno sempre di essere seguito. Oltre tutto, si parla di terapie occupazionali, non esistono al sud terapie occupazionali per autistici. C’è, poi, chi si prende in carico gli autistici, ci sono i centri diurni che, però, raccolgono le varie disabilità, quelle autistiche, quando vedono che è grave, tendono a non prenderle. I centri diurni prendono i ragazzi dai 18 in su, ma dai 14 ai 18 dove li mettiamo? Non c’è nulla, c’è un buco nero.
Scusate il cappello, però serve a far capire la gravità del problema, per poi arrivare al dopo di noi. Le varie leggi quadro dovrebbero garantire l’integrazione sociale delle persone autistiche, ma questo non c’è. Perché non favorire una sinergia tra Comune e A.S.L., visto che dicono che dovrebbe esserci la presa in carico del disabile? Perché non snellire queste procedure, affinché ci sia una presa in carico vera e concreta e anche veloce?
Volevo aggiungere un’altra cosa, c’è il dopo di noi, all’uopo noi siamo fortunati qui in Campania, perché, grazie alla nostra spinta, ci abbiamo veramente dato il sangue, il Comune ha individuato un terreno dove verrà costruita una comunity farm qui ad Avellino. Ancora dovrà essere posta la posa della prima pietra, comunque diciamo che i fondi sono arrivati e verrà costruita la comunity farm. Avrà soltanto 10 posti residenziali e avrà un diurno. Se c’è un’incidenza così alta, noi già come associazione abbiamo 33 famiglie iscritte, solo per Avellino e Provincia. Bisogna considerare che c’è tanto di sommerso, specialmente nell’alta Irpinia, ma anche ad Avellino. Molta gente nasconde il problema, non lo evidenzia, però poi dopo arriviamo al pettine, quando noi non ce la faremo più, quando le nostre forze nella vecchiaia non saranno più adeguate a sostenere la presa in carico, questi ragazzi dove vanno a finire?
E’ importante che vengano costruiti posti protetti e adeguati per questa patologia, specifici, perché questi ragazzi non possono andare con gli altri. Auspico una sinergia tra gli Enti vari, perché si faccia veramente carico dell’autistico come persona, non più come bambino ma come soggetto sociale.
- PRESIDENTE: La ringrazio di questo appello che ha fatto, peraltro posso dirle che una mia amica ha lo stesso problema e si sta attivando per creare una rete tra tutte quante le associazioni, suo figlio, peraltro, non lo può neanche tenere a casa per quanto è aggressivo, è un problema che conosco molto bene. Penso che sia stato opportuno questo suo intervento, perché noi possiamo sicuramente lavorare affinché si possa integrare anche la legge quadro. Grazie, abbiamo i suoi riferimenti nel caso ci sia bisogno di fare un approfondimento, ci terremo in contatto, coinvolgendo opportunamente l’Assessore competente. Molte volte non ho degli interventi specifici, perché il Presidente del Consiglio è definito notaio, nella misura in cui raccoglie. Tutti i provvedimenti devono essere presi dai Consiglieri Regionali o con i Consiglieri Regionali e poi con la Giunta. E’ vero, sì, che facciamo prevalentemente un’attività legislativa, ma dovremmo attivarci anche a fare mozioni, sollecitando il lavoro della Giunta. Ora che siamo a conoscenza, di numerose problematiche possiamo rivolgere domande precise ed entrare nello specifico di quanto è stato fatto. Purtroppo sono campi non di mia competenza e non li voglio invadere, ma vi assicuro stanno venendo fuori una serie di spunti che potremmo considerare con gli Assessori. Come Consiglio, ci stiamo attivando per essere più creativi possibili, stiamo raccogliendo tutte le iniziative che ci vengono da tutto il territorio campano. Sono convinta che attraverso questo nostro modo di operare riusciremo a dare molto di più di quanto sia stato fatto, per lo meno per lo auguro, perché rispetto ad appelli come i suoi, devo dire che dobbiamo davvero sforzarci tutti, sia il pubblico che il privato, creare rete per dare risposte ed essere vicino alle problematiche.
- MODERATORE: La parola al Dr. Petruzziello, Presidente dell’associazione CHIRS, centri sportivi a favore dei disabili, abbattimento delle barriere architettoniche nelle strutture pubbliche.
- PETROZZIELLO, CHIRS: Sono Presidente di questa Associazione che ha quasi 30 anni; è un’Associazione che promuove l’attività sportiva dei ragazzi disabili ed è una realtà che trasforma un po’ il concetto di disabile. Il CHIRS e tra le associazioni fondatrici della Federazione Italiana Sport Disabili, attuale CIP, cioè Comitato Italiano Paraolimpico, che in questi giorni organizza le Olimpiadi su campo mondiale, quindi è un onore per noi farne parte come fondatrici.
Il problema grosso per i disabili è uscire da un’endemica condizione di medicalità, cioè una condizione di disabile si lega sempre ad un’idea di malattia. La nostra realtà vuole cercare di rendere normale, per quanto può essere una vita con disabilità, normale, rendere una vita degna di essere vissuta così come un insieme di emozioni, di esigenze, di rapporti tra le persone, di problemi, di confronti per le persone, quindi la nostra associazione promuove questo: la normalità nelle difficoltà.
Voglio essere sintetico, voglio toccare tre argomenti che mi stanno a cuore in modo diretto, l’attività sportiva, perché è la caratteristica nostra, come organizzazione, quindi vorrei invitare le Istituzioni a sensibilizzare il territorio per rendere le strutture sportive sempre più accessibili ai ragazzi con disabilità, sia a livello di accessibilità, da un punto di vista architettonico, ma sia anche da un punto di vista economico. Fare sport non sempre è agevole, costa, soprattutto per alcuni tipi di sport le attrezzature sono particolarmente costose, ma vorrei invitare anche a curare l’accessibilità agli impianti quando il disabile è spettatore, quindi stadi sempre più sicuri. Voglio solo ricordare che quando è successo il fattaccio del derby Avellino – Napoli il settore dei disabili stava nella curva dei tifosi del Napoli, quindi i tifosi dell’Avellino stavano lì. Ho parlato con molti di loro e mi raccontano di momenti di panico incredibili, quindi anche a livello organizzativo vanno curate molte cose, perché poi ci sono disabili che possono camminare, ma disabili che stanno in carrozzina e sono preda del comportamento degli altri.
Faccio una piccola parentesi, chiedo anche il sostegno alle realtà sportive, soprattutto quelle che oggi nascono, sono tante le nuove realtà associazionistiche, alle volte spuntano come funghi, quindi vigilare sulla concreta attività delle associazioni. Andare a vedere il merito delle loro attività e proteggere chi fa l’attività da lungo tempo e in modo consolidato, quindi essere vigili anche in questo senso. Un sostegno, quando si può, anche economico, quando si può, perché noi sappiamo che momenti viviamo.
Secondo punto è la barriera architettonica. E’ vero che lo sport è al centro delle attenzioni, però miriamo anche a fare cultura, miriamo anche a dialogare con le Istituzioni, miriamo anche a suggerire soluzioni, miriamo anche a vigilare affinché ciò che viene realizzato venga fatto secondo regole, perché le regole sull’abbattimento delle barriere ci sono, le leggi sono esistenti. E’ scandaloso che esse vengano ignorate nella passività di tutti, o di quasi tutti, facendo passare l’idea che si è indifesi di fronte anche alle leggi che ci sono ma non vengono applicate. Quindi da qui nasce anche un po’ di sfiducia nelle Istituzioni che devono essere brave a recuperare garantendo la vigilanza. Non bisogna avere paura di costringere un costruttore che ha sbagliato a rifare ciò che ha fatto male. Ovviamente l’ideale sarebbe vigilare per bene mentre l’edificio viene costruito. Quindi, volendo, si può essere molto attenti ed evitare anche sprechi di denaro immensi.
Terzo punto: il lavoro. Chi vi parla, a un certo punto si è dovuto rendere conto che neanche con la laurea un disabile trova lavoro. E’ avvilente, tanto è vero che poi sono andato a lavorare senza la legge sulla disabilità. Questo, ovviamente, può accadere ad una persona, magari chi ha un carattere talmente resistente che non si ferma di fronte a qualsiasi avversità. Molti ragazzi disabili non hanno questa forza, questa resistenza, e non debbono necessariamente averla, perché hanno dei diritti scritti. Quello che voglio sottolineare è una maggiore attenzione all’inserimento lavorativo del disabile, perché è lì che si garantisce la vera dignità di una persona, soprattutto se si rende questa realtà non come un favore, ma come un diritto.
A tale riguardo, vorrei fare un ultimo appunto: la garanzia dei diritti molto spesso è realizzata da una buona organizzazione. Oggi molti ragazzi disabili in età lavorativa, neanche più fanno domanda di iscrizione ai registri di collocamento, ve lo dice uno che si occupa di Commissioni Provinciali per l’impiego. Il problema di questa nuova legge, quella del 1978 e nel 1999, riguarda l’introduzione di una maggiore percentuale di soggettività e non di oggettività nell’avviamento al lavoro. A parte questo si sono abbassate le soglie d’obbligo per le aziende, ma sono stati introdotti molti strumenti tramite i quali le aziende possono scegliersi chi occupare. E’ venuta meno quella oggettività, in molti casi, dello scorrimento della graduatoria dove “a chi tocca, tocca”.
Vorrei porre l’attenzione su questo problema. Per quanto compete alla Regione: fare in modo che i Regolamenti favoriscano una maggiore oggettività nei criteri di avviamento al lavoro. Questo è essenziale.
L’ultima cosa è questa: parlare di organizzazione. Questo vuol dire che i centri provinciali per l’impiego vanno fatti funzionare; vanno a loro garantiti tutti gli strumenti di personale e logistici affinché possano lavorare in serenità garantendo risultati. Vi garantisco che molti centri non hanno neanche una sede stabile. Vi ringrazio.
- MODERATORE: La parola al Presidente dell’Associazione Persone Down, Dott. Gerardo Pepe.
- PEPE, PRESIDENTE ASSOCIAZIONE PERSONE DOWN - SEZIONE DI AVELLINO: L’Associazione si è costituita nel 1990 e opera sul territorio irpino. La sindrome di Down è la condizione genetica più comune che si riscontra tra le patologie a livello genetico. L’intervento del Dr. Petruzziello mi ha un po’ spiazzato , perché il primo punto che volevo porre all’attenzione era l’inserimento lavorativo dei lavoratori disabili psichici. Se si è fatto poco per i disabili motori, si è fatto nulla per i disabili psichici, quindi anche la nuova legge non sta producendo gli effetti sperati, noi sollecitiamo affinché questo nuovo strumento possa essere più adeguato alle realtà e ai bisogni dei ragazzi. Vengo da un convegno a Roma, in cui i ragazzi romani, i down romani sono stati inseriti in esperienze lavorative proficue e, quindi, sono riusciti a avere un livello di autostima maggiore e di inserimento lavorativo come dignità di persona. E’ possibile, anche nelle nostre realtà, inserire un ragazzo down nel mondo del lavoro, perché se è possibile a Roma è possibile anche ad Avellino. Ci sono gli strumenti e bisogna solo attuarli, quindi sollecitare il mondo imprenditoriale che vede questa legge come un fumo negli occhi, perché crea problemi, si ha paura, ci sono dei pregiudizi; quindi sconfiggere questi pregiudizi che sono radicati nel nostro ambiente. Questo è un problema principale, anche perché i ragazzi down potrebbero passare da persona assistita a risorsa per la società, quindi anche per uno sgravio di costi per la società intera. Potrebbe esserci anche un ritorno economico, se vogliamo, in questo discorso, che sembra, molte volte, essere ignorato.
Un’altra questione che intendo sollevare riguarda la riabilitazione. Noi sappiamo che la spesa sanitaria della Regione Campania è una delle più alte di Italia, però quello che manca in questo momento, credo che siano degli standard di valutazione e l’efficacia di questi interventi in cui la Regione spende tanti soldi e poi non si sa se questi interventi siano veramente proficui. Il terzo punto è l’emergenza dopo di noi. Sappiamo che prima l’aspettativa di vita di una persona down era di circa 30 anni, ora abbiamo persone 60 – 65 anni, con genitori anziani che si trovano a combattere con situazioni veramente estreme. Bisogna potenziare la legge, del “dopo di noi”. Abbiamo avuto il finanziamento regionale per la costruzione di una casa famiglia, però il problema non è solo nell’ avviare una casa famiglia. I costi di mantenimento di una casa famiglia sono elevatissimi e certamente il privato o la singola persona non può gestire. C’è bisogno dell’aiuto dell’intervento pubblico. Per quanto riguarda i disabili psichici adulti c’è un vuoto legislativo. Bisogna permettere ai Comuni di sostenere una casa famiglia che si avvia a gestire sei, sette persone disabili gravi, che non hanno più una rete parentale capace di sostenerli. Ci sono dei problemi che toccano in profondità il tessuto familiare, non molta teoria come è stato fatto fino adesso. Grazie.
- MODERATORE: La parola al Dott. Festa, Presidente dell’Associazione Nazionale Persone Diversamente Abili.
- FESTA, PRESIDENTE ASSOCIAZIONE NAZIONALE PERSONE DIVERSAMENTE ABILI: Volevo ringraziare per l’iniziativa della Regione. Come si vede, la gente ha voglia di parlare con le Istituzioni. Sono particolarmente commosso, perché più che essere Presidente Nazionale di un’Associazione, sono anche il papà di un bambino disabile, quindi dopo le parole della signora Truglio c’è una certa difficoltà a discutere sull’argomento.
Questa è una Provincia molto particolare, è una Provincia atipica per certi versi. Ho saputo di questo incontro per caso, per un motivo semplicissimo. Questa è una delle poche Province – lei diceva di avere visto, Presidente, Napoli e Salerno –che ha proprio nell’entroterra la sua complessità più strana. In questa Provincia manca un albo provinciale delle Associazioni di volontariato, quindi c’è una difficoltà oggettiva anche a interloquire con le Associazioni. Questo perché le Istituzioni hanno fatto delle disabilità un business, perché se in questi momenti, in queste opportunità dobbiamo chiedere alle Istituzioni come supporto, è anche giusto che ci diciamo le cose così come stanno. Qui si parla in termini di disabilità soltanto in determinati periodi, per certi versi anche male. Sono contento che lei sia qua, perché so che lei è una persona molto attenta al sociale, per cui vorrei parlare più che al Presidente del Consiglio, vorrei parlare alla donna, in termini molto semplici.
Noi abbiamo grandi difficoltà, abbiamo difficoltà a parlare tra di noi, soprattutto abbiamo difficoltà a guardare in faccia la realtà, ognuno alla fine si ritrova a coltivare il proprio orticello. Sono convinto che, probabilmente, stando insieme, riusciamo a chiedere di più, a essere più chiari su quello che serve in questo momento alle disabilità. Ho ascoltato gli interventi che mi hanno preceduto, per la verità molto carichi di passione, però poi c’è un entroterra molto più complesso, non vorrei dilungarmi molto, vorrei entrare nello specifico.
Abbiamo problemi per quello che riguarda l’approccio del territorio alla disabilità. Da anni stiamo inseguendo la Giunta Regionale per la promulgazione di questo benedetto protocollo di intesa. Manca un collegamento tra le Istituzioni e il disabile. Oggi il disabile rincorre le Istituzioni, non si capisce dove finisce il compito del Comune, quello della Provincia, quello della Regione, quello dell’A.S.L., quello della scuola, per cui da sempre abbiamo un vero e proprio percorso a ostacoli. Noi abbiamo, in Provincia di Avellino, dove siamo presenti con 380 famiglie, difficoltà a costituirci anche come Parte Civile, negli otto procedimenti penali, nei confronti di Dirigenti Scolastici che si sono, addirittura, rifiutati di cambiare il pannolino ai diversamente abili. Noi stiamo qua ancora a parlare di questo, altro che lavoro!
Abbiamo difficoltà a sederci attorno a un tavolo con le Istituzioni perché la 104, ma anche la 328 ritengo che abbiamo fatto il loro tempo, per cui l’invito immediato è quello, veramente, di tirare fuori una legge seria, che dia delle risposte immediate alle persone che hanno bisogno, perché altrimenti si finisce con il discutere sempre delle stesse cose, facciamo sempre riunioni bellissime, poi ci lasciamo e il problema, purtroppo, resta del disabile, perché c’è una difficoltà oggettiva, Presidente. Quando si parla di disabilità, si può parlare, credo, senza fare torto a nessuno, soltanto alle persone che vivono questo problema, perché è difficile capire che cosa significa avere un figlio, un fratello o un genitore disabile. Mi commuovo quando parlo di queste cose, perché alla fine è così. Per cui, esiste dall’inizio, dalla nascita, un problema che a 360° investe la famiglia Presso la Regione Campania è depositata la nostra proposta di legge per l’istituzione di un centro di ascolto, ma più che di ascolto di assistenza alle famiglie con disabilità congenite. Abbiamo chiesto alla Buffardi, quando era Assessore alle Politiche Sociali, di poter comprendere e discutere i criteri che ostacolano l’elaborazione di un protocollo di intesa, che possa mettere veramente le famiglie in condizioni di capire a chi rivolgersi quando c’è una difficoltà.
Abbiamo, in Provincia di Avellino, quasi tutte le equipe multidisciplinari, che, per legge, devono comporsi di 5 unità professionali, che poi sono alla base del problema, perché quando un bambino –tanto per essere chiari per chi non vive questo dramma - si iscrive alla scuola c’è bisogno di una diagnosi funzionale, che dovrebbe essere fatta da una equipe composta da una serie di tecnici, esperti del settore, che elaborano una prima mappa. In base a questa mappa poi si procede all’elaborazione di un profilo dinamico funzionale. Potrei citare tantissimi casi: parto dal distretto di Atripalda, dove c’è soltanto il neuropsichiatra infantile, il quale dice che un bambino ha bisogno di due ore di logopedia, per cui istintivamente viene da porre il problema “in che termini il neuropsichiatra infantile può individuare e comprendere il GAP di ritardo del bambino e produrre una proposta”.
Sottopongo anche alla sua attenzione il problema di tirare fuori, ove è possibile, anche una legge. Abbiamo, per esempio, l’inizio di un percorso perverso che vede la stragrande maggioranza dei bambini, soprattutto bambini diversamente abili, cui non è riconosciuto l’accompagnamento. Abbiamo disabilità congenite, soprattutto i down, che, ad oggi, in Provincia di Avellino, non hanno l’indennità di accompagnamento, mi piacerebbe capire in che termini, con l’Assessorato preposto, si possa ragionare di persona in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, perché è riduttivo dire “l’accompagnamento lo diamo solo agli allettati”. Su questo chiedo veramente che ci sia un intervento forte, come un intervento forte, credo, debba esserci per quello che riguarda la scuola. Abbiamo questo protocollo di intesa che non è mai stato elaborato dalla Regione Campania, che attendiamo, perché abbiamo chiesto un incontro con l’Assessore da diversi mesi. Aspettiamo che ci convochi presso l’Assessorato, abbiamo necessità di capire quali sono queste difficoltà incredibili a elaborare un protocollo, che in questo momento è stato demandato ai piani sociali di zona, i quali tutte le volte che convocano i dirigenti di scuola si trovano a fare i conti con il nulla, perché molti dirigenti, non tutti, non prendono parte a queste riunioni. Noi parliamo di una serie di problemi veramente incredibili.
Vorrei che si facesse attenzione anche sulla possibilità di allargare il problema, perché una delle cose più complesse in questa Provincia è che nessuno parla del problema, invece noi vogliamo che se ne parli. Noi abbiamo fatto, tempo fa, una richiesta, sempre alla Buffardi, perché sulla scorta di quella che è l’impostazione della legge 30/90 quella che dava impulsi alle attività culturali tramite l’editoria, si potesse addivenire alla formulazione di un giornale dedicato al terzo settore, che potesse non solo entrare nelle case per mettere al corrente le famiglie dei portatori di handicap, ma non solo, parlo del terzo settore inteso come problema più ampio, quelle che sono le norme. Ultimamente, per esempio, c’è una legge, a pochi giorni, che è la n. 76 del 02.03.06 che dà possibilità alle Associazioni di rappresentare i problemi, anche in ambiti nazionali, quindi su quella scorta mi piacerebbe pensare a una legge che potesse favorire questa informazione, perché alla base c’è anche questo problema.
Continuerei per ore, però mi rendo conto che il tempo è nostro nemico. Auspico – e concludo – che ci possano essere altri momenti come questi, perché credo che il problema delle disabilità, soprattutto in Provincia di Avellino, ma anche in Provincia di Benevento e di Caserta, perché seguiamo anche quelle Province, sia di estrema attualità, ma soprattutto di grande complessità, per cui veramente auspico che la Regione, nella sua persona, possa veramente starci più vicino, nel senso che possa darci più possibilità di confronto, che non siano, poi, le solite opportunità.
- MODERATORE: La parola al sig. Babacar Diocene dell’Associazione Immigrati di Avellino, l’AIA, sulla mediazione interculturale.
- DIOCENE, ASSOCIAZIONE IMMIGRATI AVELLINO: Buonasera a tutti. Prima di tutto voglio ringraziare la Presidente del Consiglio Regionale, i presenti in sala ed i miei amici che mi hanno spinto a venire fin qui. La nostra Associazione ha come scopo principale quello di diffondere la comunicazione, l’integrazione e la solidarietà. La cosa che a noi più interessa è l’integrazione che per noi significa: sanità, scuola, lavoro. Purtroppo per farci conoscere, siamo costretti ad organizzare manifestazioni per divulgare la nostra cultura, la nostra civiltà, per far sì che il popolo italiano possa avvicinarsi alle nostre abitudini.
Un altro grande problema, è la casa, la sanità, difatti i bambini che nascono in Italia non possono avere un pediatra prima dei tre mesi. Non siamo gente pericolosa, ma persone come voi, civilizzate, che vogliono sviluppare l’economia per l’Italia. Grazie a tutti.
- MODERATORE: La parola al Presidente Sebastian Amelio della Fondazione Amelio Onlus, sui temi della famiglia come cura. .
- AMELIO, FONDAZIONE AMELIO ONLUS: Per rispetto dei tempi e soprattutto della pazienza dei presenti, salto i saluti e ringraziamenti, chiedo, cortesemente, di togliermi la parola tra tre minuti, quindi starò nei minuti assegnati.
Lavoro presso il Ministero dell’Istruzione dell’Università della Ricerca a Roma, mi occupo di educazione degli adulti, ma qui sono in tutt’altra veste. Sono responsabile della fondazione Amelio, nata recentemente, nel 2004, che si occupa della lotta alla prevenzione dei tumori nel Vallo di Lauro. Passo solo alcuni dati relativi alla percentuale dei decessi nel territorio di riferimento dell’A.S.L. AV/2, nel periodo 95 – 2000, sono dati tratti dal servizio epidemiologico dell’A.S.L.. La percentuale dei decessi è pari al 27.78% degli uomini nel nostro territorio e del 17.75 delle donne. Nel diretto sanitario di Lauro, che è l’ambito di riferimento della Fondazione, la percentuale è tra le più alte di tutta l’A.S.L. AV/2. Alla luce di questi dati e forti di esperienze vissute, abbiamo predisposto un protocollo di intesa con il CNR, l’A.S.L., il Ministero per elaborare un progetto, intitolato “Missione salute” che, tra le tante altre iniziative, prevede il coinvolgimento diretto delle famiglie del Vallo.
Segnalo, a questo proposito, che le famiglie residenti nel Vallo sono circa il 3% di tutte le famiglie della Provincia, quindi a fronte delle 150 mila, poco più, famiglie della Provincia di Avellino, 4540 risiedono nel nostro territorio. Dico questo, per dire che in ogni caso i dati che sono emersi dal progetto, che stanno emergendo, non essendo ancora concluso, in qualche modo ci forniscono un piccolo campione che ci consente di fare un ragionamento, rispetto a questo tema delle malattie tumorali su quello che può essere il ruolo delle famiglie nell’ambito di questa partita estremamente complessa.
Salto tutta una serie di considerazione e vengo, invece, a quelle che sono le proposte operative, sulla base di una sintesi dei fabbisogni che abbiamo rilevato. Tra i problemi quello che emerge come il grosso problema è la capacità, innanzitutto, di esprimere la domanda in termini di fabbisogno, rappresentarla in termini di esigenza, ma soprattutto sapersi orientare nella rete dei servizi in termini di efficienza, da parte delle famiglie, perché è l’angolatura dell’intervento che mi è stato richiesto.
Alla luce di questo che ci sembra essere uno dei nodi su cui aggredire il problema, certo il tema delle malattie tumorali porta con sé tutta una serie di riflessioni, ma mi voglio attenere al tema della giornata, quindi qual è il ruolo che le famiglie possono svolgere all’interno di questa azione così complessa? Noi abbiamo pensato che, alla luce di questi risultati, sia necessario fare in modo, ad esempio, per potenziare la domanda e strutturare la risposta, che in fase di predisposizione e integrazione degli Statuti degli Enti Locali, in particolar modo delle istituzioni e degli organismi che si occupano di malati terminali, venga prevista una forte rappresentanza delle famiglie, in modo da coinvolgerle in tutte le fasi di realizzazione, quindi dalla programmazione e progettazione e organizzazione dei servizi socio – sanitari assistenziali dei malati, quindi segnaliamo, soprattutto nei piccoli Comuni, la necessità di favorire questo tipo di rappresentanza negli organismi degli Enti Locali, soprattutto di quelle Istituzioni che si occupano di questo genere di malattia.
La seconda azione che ci permettiamo di segnalare riguarda l’opportunità di sviluppare e sostenere, soprattutto nei piccoli Comuni, anche attraverso una normativa ad hoc, reti integrate di collaborazione, per favorire lo sviluppo di esperienze pilota, capaci, appunto, di sperimentare modelli, soprattutto nei piccoli Comuni di famiglie come luoghi di cura.
La terza indicazione riguarda la possibilità, l’eventualità di prevedere una distrettualizzazione del territorio in ragione dell’incidenza tumorale, per la quale prevedere, appunto, una gestione integrata delle azioni, magari anche in forma consortile, con il terzo settore, finalizzato, tra l’altro, ad assicurare un ruolo attivo e delle famiglie nella gestione delle azioni a supporto dei malati.
Segnaliamo, altresì, la necessità di costituire un osservatorio regionale, con articolazione provinciale per la tutela dei diritti dei malati di tumore. Mi collego, in questo, alle cose dette prima di me e meglio di me dalle persone che mi hanno preceduto, ma molte volte tra il dire e il fare ci sono differenze che reclamano sicuramente un intervento forte delle istituzioni a presidio dei diritti dei malati di tumore.
Segnaliamo, altresì, l’opportunità, sottoponiamo alla valutazione delle Istituzioni, di prevedere per i piccoli Comuni, come i nostri, centri pubblici di accesso per la gestione anche a distanza di quei servizi socio – sanitari, di supporto alle famiglie, che consentirebbe, in questo modo, di superare distanze che diversamente risultano incolmabili, ma che, soprattutto, consentirebbero di collegare in maniera integrata le azioni dei piccoli territori con i grandi progetti nazionali che si sviluppano su questi temi. Penso, per esempio al progetto Azalea e al progetto Sipo, potrebbero essere per i nostri territori messi nelle condizioni di poter accadere attraverso centri pubblici di accesso, sicuramente una risorsa importante.
Concludo con la necessità, sul piano proprio della domanda e dell’offerta, di istituire una giornata regionale delle famiglie dei malati di cancro, anche in raccordo con altre iniziative analoghe, ma questo potrebbe consentire, da un lato, la possibilità di una rappresentazione delle problematiche, delle proposte, delle soluzioni, dei vissuti, delle esperienze che sicuramente potrebbe funzionare come effetto moltiplicatore, in termini di plusvalenza di altre iniziative, dall’altro potrebbe consentire alle istituzioni, periodici, di avere un quadro su uno degli aspetti che noi riteniamo fondamentali, ma insieme con tanti altri aspetti che sono fondamentali. Grazie.
- MODERATORE: Su questo tema, con la Presidente, in passato ci siamo già impegnati, c’è tutto il discorso che lei non ha affrontato, ma che, invece, è molto importante, sul tema delle terapie del dolore, che è un altro dei grandi temi sottoposti a una sorta di privativa professionale. Molti di noi sono stati toccati dai temi che lei ha trattato, per cui siamo molto sensibili a questi argomenti, ma, d’altra parte, questo è un argomento di diffusa competenza sociale, non è più un argomento legato a piccoli episodi. Il tema della famiglia come cura mi sembra un tema di grande importanza.
Chiudiamo con l’Unicef. Per quanto mi riguarda ho terminato, quindi vi ringrazio per l’attenzione e per la partecipazione, dopo, per il saluto finale, la parola al Presidente.
- UNICEF: Innanzitutto grazie alla Presidente dal Consiglio Regionale. Volevo ricordare che non molto tempo fa abbiamo ricevuto, come Unicef , dalla Regione Campania, il premio per la Pace.
Presidente, il discorso sul garante lei lo ha già affrontato, venerdì scorso lo abbiamo presentato a tutte le forze politiche, lo avrà sentito in televisione. Come associazione ci hanno ricevuto in Parlamento e abbiamo presentato un documento, come proposta per la nuova legislatura, su alcuni punti, tra i quali c’era questa benedetta storia del garante che, ormai, è diventata endemica, perché negli anni si è parlato del garante, che poi fa da compendio a tutti gli interventi che sono stati fatti finora. Sottolineo che se c’è un garante lo deve essere per tutti questi problemi venuti fuori stasera, credo che la figura del garante possa essere un punto di riferimento importante per tutti noi. Grazie.
- PRESIDENTE S. Lonardo: Intanto, Presidente, la ringrazio.
Cosa devo dire, dei tre incontri che abbiamo avuto, penso che questo di Avellino sia stato quello più forte. Sono quei casi in cui credo che ognuno di noi si senta coinvolto in modo particolare. Penso che la politica debba occuparsi specificatamente di questi problemi, non dovremmo neanche arrivare a questi momenti di appelli così profondi, così da scuoterci, tutto ciò si dovrebbe fare prima. Di questo incontro ne saranno informati anche i nostri Assessori, che ne dovranno, sicuramente, tenere conto, insieme al Presidente Bassolino e la Giunta, ed intervenire laddove non si è fatto. Avete toccato il mio cuore, ma penso che ognuno qui oggi presente va via, sicuramente, più ricco di emozioni da tradurre in solidarietà.
Se ho ben capito non esiste qui ad Avellino un albo delle Associazioni, la Provincia lo organizzasse subito; la Provincia di Benevento l’ha già fatto. Nei tanti incontri che abbiamo fatto come Associazioni, non solo abbiamo imparato a conoscerci meglio, ma abbiamo imparato a collaborare, perché se le associazioni nascono per diventare delle nicchie che sono di “appartenenza”, non è fare volontariato. Il volontariato è darsi la mano, chiamare e dare aiuto, regalare un sorriso, perché per tante cose è vero che si chiede l’aiuto allo Stato, alle Regioni, alle Province, agli Enti Locali, alle Istituzioni in genere, ma tante cose si possono risolvere anche attraverso il volontariato, quindi questo incontro di oggi, credetemi, penso che sia l’inizio di un qualcosa di molto importante.
Non ho interrotto, perché ho visto che gli interventi erano tantissimi, devo dire che di questo devo ringraziare l’amica Marzia Bilotta, che ringrazio di cuore, insieme a Barretta e Ficci. Sono tre stupende ragazze che, con un grande senso di altruismo e di solidarietà, ci stanno dando una mano all’interno del Consiglio, creando una situazione particolare, laddove il cittadino collabora gratuitamente. Le ringrazio molto perché stanno mettendo in campo questa attività, che, vi sembrerà strano, il Consiglio non poteva fare, perché non aveva gli strumenti. Grazie a loro stiamo facendo questa esperienza straordinaria, che mi carica di molte responsabilità, perché ogni volta che vado via da questi incontri sono carica di tanta responsabilità: infatti i cittadini vogliono delle risposte che il solo Consiglio non può dare; tutti insieme vedremo cosa fare. Una cosa è certa, vi assicuro, che io non demorderò un attimo. Si deve poter contare su un Consiglio che sino ad oggi si è dimostrato un Consiglio straordinario, nella maggioranza e nell’opposizione, ho il dovere di dirlo, perché sono il Presidente del Consiglio, rappresento tutti, ognuno ha dato il suo contributo, a partire anche dall’approvazione del Bilancio Preventivo. In sette mesi noi abbiamo approvato due Bilanci Preventivi, è molto importante quando si entra a regime di quella che è l’attività. Questo lo abbiamo fatto grazie al contributo di tutti. Pensate che l’opposizione non ha fatto ostruzionismo, ma abbiamo potuto approvare il Bilancio grazie anche al contributo dell’opposizione. Questo è un alto senso di come si deve intendere la politica: il politico deve dare il suo contributo, ma non deve retrocedere o fare marcia indietro quando c’è la possibilità di portare dei contributi. Mi auguro che ci sia, anche all’indomani delle elezioni, un Consiglio che si carichi di responsabilità come è questo. Io ci sono, mi prodigo a fare del mio meglio, sicura che non solo voi avrete delle risposte, rispetto a quello che oggi ci siamo detti, ma quello che ci siamo detti sarà all’attenzione di tutti gli altri 59 Consiglieri, di tutta la Giunta e del Presidente Bassolino in primis. Questi incontri servono, perché sappiamo come caricarci di queste problematiche e cercare di dare delle risposte. Posso dire, per esempio, che proprio l’altro giorno ho ricevuto la telefonata di un Presidente di Commissione che mi chiedeva di portare all’ordine del giorno nel prossimo Consiglio, che mi auguro sia, se non questa settimana, la prossima, una legge che raggruppi le modalità per aiutare gli ammalati di epilessia. E’ una cosa importante visto che a Napoli ci sarà la giornata mondiale dell’epilessia, quindi come Regione Campania mostreremo la volontà di essere vicino a quelle che sono le problematiche. Posso anche dire che abbiamo dato voto favorevole ad una legge per aiutare le famiglie e gli ammalati stomizzati, nella malattia dei tumori e, soprattutto, insieme a questo posso dirvi che stiamo studiando, proprio in questi giorni, una legge che possa riconoscere una forma previdenziale per le donne che si occupano dell’ambito domestico, le persone non autosufficienti e soprattutto gli ammalati terminali. Così come pure posso dire che questa nostra seduta sarà all’attenzione del Presidente della Commissione Speciale per i Diversamente Abili. E’ un altro problema, di solito ci si rivolge ai Presidenti Regionali, però è bene ed è il caso di aprirsi anche ai provinciali, perché il Presidente Provinciale riesce a risolvere problematiche diffuse sul territorio. E’ un modo di approccio diverso, noi cerchiamo di farlo presente, sperando di poter dare risposte, soprattutto a quelle famiglie che vivono, oltre al disagio economico, quello di cui parlavo in premessa, (famiglie che non riescono a arrivare alla seconda settimana, o alla terza), questi drammi, perché sono le famiglie chehanno bisogno di un’attenzione davvero maggiore.
Speriamo di fare ognuno il nostro dovere. Noi lo facciamo, siamo per una politica dei piccoli passi, sperando di poter dare delle risposte. Davvero vi ringrazio, vado via molto arricchita delle vostre sensazioni, delle vostre emozioni, vi assicuro che non sono soltanto le vostre, perché ho dedicato molto del mio tempo al volontariato, chi nasce e fa volontariato lo fa per tutta la vita, chi è volontario davvero lo è sempre, anche in questo senso spero di dare il mio contributo come Presidente del Consiglio Regionale. Grazie.
I LAVORI TERMINANO ALLE ORE 20,20
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